Sono state ritrovate tracce antichissime di gelsomino in Egitto; piccolissimi frammenti sono stati rilevati sulla mummia di un faraone nella necropoli di Deir-el-Bahri.

In Europa giunse forse dalle Indie. In Toscana, nel 1500, un nobile ne piantò un esemplare nel proprio giardino, proibendo al giardiniere di riprodurre quella pianta; ma la fidanzata del giardiniere ne rubò un rametto, riuscì a riprodurre il gelsomino e iniziò a venderne talee; in questo modo sì arricchì e riuscì a sposare il fidanzato. Ancora oggi in Toscana è tradizione per le spose aggiungere un rametto di gelsomino al bouquet, affinché porti fortuna al futuro marito.

Fu introdotto a Grasse verso il 1560 e conobbe il suo momento di gloria nel 19° secolo e all’inizio del 20°: ancora oggi a Grasse viene definito semplicemente “il fiore”.

Il genere, che include arbusti e piante rampicanti, è originario delle regioni tropicali e subtropicali del vecchio mondo, ma può essere coltivato all’aperto nei climi temperati e in serra nelle regioni più nordiche. I suoi fiori, principalmente di colore bianco o giallo, sono solitamente molto fragranti e vengono utilizzati anche per profumare il tè; l’olio ottenuto dai fiori è utilizzato in profumeria. L’assoluto è ottenuto sia con l’enfleurage sia con l’estrazione a esano.

Negli anni tra il 1920 e il 1930 certe composizioni ne contenevano più del 10%, attualmente circa 1-2%.

Il gelsomino è una delle prime piante che viene in mente quando si pensa a fragranza dolce. Una singola pianta di gelsomino può profumare un’intera stanza o giardino.

Il gelsomino giallo è simbolo di eleganza e grazia, quello bianco di amabilità. In Spagna è l’emblema della sensualità.