150 anni di profumi italiani

L’Unità d’Italia costituisce un fatto storico relativamente recente, del quale abbiamo numerosi documenti, a testimonianza del nostro immenso retaggio sociale, culturale e artistico. Personaggi come Cavour, Mazzini, Garibaldi che hanno dedicato la loro vita alla realizzazione dell’Unità, hanno indicato con il loro esempio il cammino alle future generazioni di italiani.

Un aspetto forse meno noto, ma che nel corso del tempo ha accompagnato quotidianamente l’evoluzione degli usi e dei costumi della società italiana, è quello del profumo, che è stato anch’esso influenzato dalla divisione territoriale e politica del nostro Paese.  In ogni regione, si può dire quasi in ogni città, nel corso dei secoli alcuni uomini e donne illuminati hannosaputo valorizzare le risorse e le ricchezze locali, realizzando dei profumi e delle essenze la cui fama è giunta sino ai nostri giorni e che costituiscono i progenitori della profumeria italiana.

Ma chi era presente sulla scena negli anni in cui nasceva l’Italia?

officina di santa maria novellaProprio agli albori dell’Unità, dopo sei secoli dalla sua nascita, nel 1866 la direzione dell’Officina di Santa Maria Novella viene assunta per la prima volta da un laico, Cesare Augusto Stefani. In questa officina,  fondata nel 1221, i frati domenicani estraevano i medicamenti e i profumi dalle erbe aromatiche e officinali del loro orto. Le ricette erano segrete e custodite gelosamente: alcune erano riservate all’uso esclusivo di principi e granduchi, come l’Acqua della Regina, creata appositamente per Caterina de’ Medici.

violetta di parma

 

Costruito nel 1556 insieme alla Chiesa dell’Annunziata a Parma, il Convento dei frati aveva, come era d’uso, la sua officina per la preparazione di unguenti, sia medicinali che profumati. La loro più illustre cliente fu, a metà dell’800, Maria Luigia Duchessa di Parma, per la quale i frati riuscirono a realizzare un profumo a base di foglie e fiori di violetta, la celeberrima Violetta di Parma. Nel 1870 la ricetta fu ripresa e elaborata da Borsari che ne fece il suo prodotto di maggior successo.

 

frecceri - acqua di genovaFu per Vittorio Emanuele II che Stefano Frecceri creò Acqua di Genova nel 1853. Il Re la apprezzava moltissimo, anche perché era il profumo preferito da Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, una delle donne più belle ed eleganti d’Europa (e sua favorita). Si può dire che l’Acqua di Genova fu uno dei primi profumi “italiani”.

Attorno alla metà dell’800 in Italia si sviluppano molte aziende di creazione, quasi tutte a partire da piccoli negozi di barbiere, dove inizialmente vengono realizzati prodotti per la toilette e la cura di sé: Bertelli (Milano), Migone, Ai Colli Fioriti (Milano)… Per fare pubblicità alle loro fragranze utilizzavano calendarietti profumati che riportavano anche notizie su sport, musica, storia e letteratura. In alcuni casi furono realizzati anche da illustratori e artisti famosi: oggi sono oggetti molto ricercati dai collezionisti.

Sempre in questo periodo nascono Bortolotti (Bologna), Puglisi & Manara (Palermo), la già citata Borsari (Parma), Valsecchi & Morsetti (Milano) e ad Alessandria…

1876: Lodovico Paglieri eredita una piccola profumeria che vende parrucche, cosmetici e profumi. Seguendo un’intuizione, crea un piccolo laboratorio dove realizza prodotti a nome Paglieri e, nel corso degli anni, acquisisce una clientela ristretta ma molto esigente. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1923, nasce l’Eau de Cologne Felce Azzurra, seguita nel ’26 dal talco omonimo. Questo prodotto si è rivelato un tale successo che tutt’ora rappresenta un pilastro nella nostra industria.

A Milano, invece, Lorenzo Usellini fonda nel 1883 la società Satinine per l’importazione e la distribuzione di articoli da toilette. Dopo la prima guerra mondiale intraprende parallelamente anche un’attività di composizione di fragranze (Satinine Officina Odoraria) che si svilupperà anche grazie all’apporto artistico e creativo dei suoi tre figli. Negli anni ’30 nascono profumi come “Orchidea nera” e “Caccia alla volpe”, racchiusi in preziose boccette firmate Vetrerie Bormioli. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, con le materie prime che cominciavano a scarseggiare, sui flaconi comparivano le scritte “vuoto a rendere”: una volta consumata la fragranza, si poteva far riempire nuovamente il flacone in profumeria, un concetto che rivive proprio nei nostri giorni.

Questi pionieri della profumeria hanno lasciato ai loro successori una sostanziosa eredità, fatta non solo di talento artistico ma anche di un mix geniale di capacità artigianale e spirito imprenditoriale.  Da queste prime realtà, si sono sviluppate molte aziende che hanno raccolto la sfida e rappresentano oggi il fiore all’occhiello della profumeria italiana: Acqua di Parma, Bois 1920, Panama, Nobile 1942, Carthusia, Morris, Euroitalia, ITF, Ferragamo…