I profumi delle Americhe

I profumi delle AmericheLa cultura del Nuovo Mondo, specie di quella precedente all’arrivo degli Europei, è ancora un territorio in gran parte da esplorare. Tradizioni, conoscenze scientifiche, usi e costumi delle popolazioni precolombiane ci appaiono ancora oggi ammantati di mistero, forse perché così poco familiari alle nostre radici, ma non per questo privi di fascino. Remota, arcana, diversa in tutte le sue forme e manifestazioni, eppure le abitudini e gli stili di vita di questa Nuova Terra si sono innestati indissolubilmente alle nostre, tanto da diventarne parte integrante.

Dalle ricerche archeologiche e dalle testimonianze di alcuni dei primi “conquistadores” si sa che le antiche città centroamericane erano concepite e strutturate tenendo conto della necessità di vivere in ambienti gradevoli, pieni di spazi verdi, in cui fiori come la tuberosa  (polianthes tuberosa), con il suo inebriante profumo e i rigogliosi alberi da frutto, rallegravano la vista, il gusto e l’olfatto. Parte integrante del quotidiano era anche la pulizia del corpo, effettuata tramite bagni rituali. Nelle cerimonie e durante i rituali, gli Aztechi bruciavano incensi.  Presso le popolazioni che abitavano nelle immense foreste era in uso dipingere il corpo con argille e coloranti derivati da frutti e radici, sia come difesa contro alcune malattie, sia come cura di bellezza e strumento di seduzione. Poco ancora si sa tuttavia sull’aspetto più strettamente legato al profumo e al suo impiego nelle occasioni particolari e nella vita di tutti i giorni.

Ma in realtà, la profumeria contemporanea deve moltissimo alle Americhe soprattutto perché, senza alcune piante e sostanze provenienti da questa parte del mondo, non avremmo forse mai potuto vivere alcune tappe fondamentali della nostra storia “profumistica”.

Si pensi alla vaniglia (vanilla planifolia), l’unica orchidea coltivata per scopi non ornamentali. Originaria del Messico, veniva impiegata presso le popolazioni locali per aromatizzare una bevanda energizzante a base di cacao. Arrivata in Europa, diventa uno degli ingredienti fondamentali dell’accordo orientale, anima di composizioni caratterizzate da una intensa carica seduttiva, alle quali infonde le sue note rotonde, maliziose e insinuanti che avvolgono in un sontuoso manto il rigore elegante dei legni e il misterioso fascino delle spezie.

Habanita Molinard, il primo profumo orientale, nacque nel 1921,  destinato a profumare il tabacco. Venduto in sacchetti profumati da tenere nelle scatole di sigarette, diventerà nel 1924 il profumo di pelle “più persistente al mondo”.

La maison Guerlain ha fatto dell’accordo orientale uno dei suoi “cavalli di battaglia”, realizzando fragranze eterne come Shalimar (1925), rinfrescato da tocchi frizzanti ed esperidati che ne mitigano il calore, Habit Rouge (un maschile del 1965) o come Samsara (1989), in cui le note legnose fanno da preziosa cornice ai toni calorosi dell’Oriente.

Naturalmente l’elenco non si ferma qui: solo per limitare la citazione a profumi che hanno in qualche modo segnato momenti importanti nella profumeria contemporanea, non si possono dimenticare composizioni come Opium (Yves Saint Laurent, 1977) deciso e speziato, dedicato alla donna intraprendente e affermata degli anni ‘80, Angel (Thierry Mugler, 1992) il primo a impiegare così intensamente maliziose sfumature gourmandes, Hypnotic Poison (Dior, 1998) impreziosito da fiori opulenti e sensuali.

Un altro capitolo importante sono le note “balsamiche”, tratte dalle resine prodotte da alberi originari del Centro e Sud America (oltre ai già noti benzoino e opoponax di provenienza asiatica): Balsamo del Perù (toluifera pereira), di Copahu (copaifera officinalis) e del Tolù (toluifera balsamum), con le loro note rotonde e calorose, avvolgenti e sinuose, in associazione con la vaniglia e il labdano hanno dato nuova vita all’accordo ambrato. Uno dei capostipiti è stato Alien (2005, Thierry Mugler) in cui la morbidezza setosa delle note ambrate e il magnetismo sensuale del gelsomino sambac si fondono in un profumo dalle suggestioni oniriche. Altri profumi dalle note ambrate sono Ange ou Demon (2006, Givenchy) con tocchi gourmand, Kenzo Amour (2006) delicatamente avvolto in una nuvola di cipria e muschi bianchi.

Anche il tabacco (nicotiana tabacum) è originario del Nuovo Mondo. Le sue note, dai tocchi di fieno e frutta secca, sono classificate olfattivamente tra quelle cuoio.  Tabac Original (1959, Maurer & Wirtz), Vetiver di Guerlain (1961) Paco Rabanne pour Homme (1973) e Macassar di Rochas (1980) sono tra le prime composizioni in cui fu introdotto il tabacco, grazie al quale hanno assunto sfumature eleganti dall’aria un po’ british, raffinate e virili allo stesso tempo.

Ultima in questa breve rassegna è la fava tonka (dipteryx odorata), il seme di un albero originario del Brasile e del Venezuela, inizialmente usato per aromatizzare il tabacco. Gli indigeni di una tribù amazzonica chiamavano l’albero “kumaru”, parola da cui è stato tratto il termine cumarina  che indica il principale costituente della fava tonka, isolato nel 1868. Le sfumature olfattive della fava tonka, che evocano il fieno e la mandorla, hanno tutto il fascino retro delle note cipriate. Insieme alla cumarina è tra i componenti base dell’accordo fougère, costituito inoltre da lavanda, geranio, muschio di quercia e vetiver, equilibrio perfetto di freschezza e calorosità, rigore e morbidezza, ed espressione olfattiva di valori tradizionali e solidità. Da Fougère Royale d’Houbigant (1882) sino ai nostri giorni, i profumi fougère hanno saputo conquistare il pubblico maschile, soprattutto quello italiano, particolarmente legato all’immagine di un uomo la cui virilità non scende a compromessi.