Shakespeare

L’essenza di Shakespeare

ShakespeareWilliam Shakespeare, poeta e drammaturgo inglese, nasce nel 1564 in pieno periodo rinascimentale durante il regno della regina Elisabetta I.

La sua città di nascita, Stratford-on-Avon, grazie alla vicinanza a Londra, fu un luogo prosperoso di mercati, di fiere e di scambi dove il giovane Shakespeare ebbe infiniti stimoli olfattivi: note frizzanti di agrumi mediterranei, aromatica lavanda e pungente menta piperita, rose inebrianti e note vibranti di spezie esotiche arrivate dall’oriente.

Il Rinascimento è anche il periodo dello sviluppo dei processi di distillazione e di infusione, resi noti dagli Arabi, che consentivano la realizzazione di lozioni, soluzioni aromatiche ed essenze.

Questa forte influenza si percepisce nel Sonetto N. 5, dove Shakespeare crea un’immagine suggestiva di cui l’olfatto è protagonista:

“… Se l’essenza distillata dell’estate non rimanesse allora
Una liquida prigioniera racchiusa dentro pareti di vetro,
L’effetto della bellezza, della bellezza sarebbe privato,
E, senza quella, nessun ricordo ci sarebbe di ciò che fu:
Ma i fiori distillati, anche se vanno incontro all’inverno,
Mutano solo sembianza; la loro sostanza rimane sempre dolce …”

I fiori estivi perdono la loro fragranza e la loro bellezza, ma se vengono sottoposti al processo di distillazione e l’essenza è ben sigillata in un flacone, possono conservare per sempre il loro profumo.

Anche nel Sonetto N. 6 troviamo questo stesso concetto di “eternità” del profumo, attraverso la sua trasformazione in essenza:

“Allora fa’ che la ruvida mano dell’inverno non cancelli
L’estate che c’è in te, prima che tu venga distillato:
Addolcisci una certa fiala; impreziosisci un certo luogo
Col tesoro della tua bellezza, prima che essa si annienti …”

In Macbeth, troviamo un cenno dell’influenza araba sulla vita quotidiana londinese di quel periodo:

“… Qui c’è ancora odore di sangue:
tutti i profumi dell’Arabia non basteranno
a profumare questa piccola mano …”

Ma non tutti sanno che in Romeo e Giulietta, Shakespeare ci pone un altro importante, anche se meno conosciuto, quesito:

“… Ma poi, che cos’è un nome?
Forse che quella che noi chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo
se la chiamassimo con un altro nome?”