lavanda

La lavanda è entrata a far parte della tradizione popolare grazie al suo delicato, fresco e persistente profumo. Da sempre è, infatti, utilizzata per profumare la biancheria.

Il nome lavanda è stato recepito letteralmente nella lingua italiana dal gerundio latino “lavare” (che deve essere lavato) per alludere al fatto che questa specie era molto utilizzata nell’antichità (soprattutto nel Medioevo) per detergere il corpo. La lavanda è stata ed è l’elemento base per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa fin dal lontano 1700.

La Lavandula Officinalis è una pianta con una base legnosa bruna e senza foglie da cui si sviluppano numerosi fusti erbacei, alti fino a 70 centimetri. L’infiorescenza è posta al termine del fusto; i fiori sono riuniti in verticilli di colore bluastro che nel loro insieme formano una specie di spiga e si raccolgono all’inizio della fioritura, in giugno-luglio. Cresce dalla regione mediterranea a quella montana (dai 300 ai 1000 mt) nei terreni asciutti, esposti al sole e con un buon contenuto di calcare. Cresce spontanea specie sotto i 500 mt ed è abbondantemente coltivata soprattutto in Provenza, dove si possono ammirare diverse varietà tutte stupefacenti che, oltre a permeare l’aria con la loro deliziosa fragranza, donano una nota di colore al paesaggio. Nel mese di agosto sono numerose in questa regione francese le feste della lavanda, tra cui una delle più accattivanti è quella di Valreas. Il primo sabato e il primo lunedì d’agosto, al tramonto, immensi carri coperti di fiori sfilano lungo le strade della cittadina inebriando il pubblico con l’essenza di lavanda, la distribuzione di bouquet e animazioni folkloristiche.

Due sono le specie attualmente coltivate in Italia: la Lavanda vera (Lavandula officinalis) e il Lavandino (un ibrido tra la Lavandula officinalis e la Lavandula latifolia). La prima, la lavanda comune, è coltivata soprattutto in Emilia e in Toscana, mentre il lavandino è una tipica coltura ligure (provincia d’Imperia) e piemontese. La superficie destinata ad ambedue le colture è, in ogni caso, ancora molto ridotta e probabilmente non supera – in totale e per l’intera superficie nazionale – i 100 ettari. Negli ultimi anni la coltivazione della lavanda è in lieve aumento, anche in considerazione di un altro prodotto, oltre all’olio essenziale, che il lavandeto è in grado di fornire: il miele. Il profumo della lavanda, infatti, attira le api producendo un ottimo miele aromatico, prodotto raro e pregiato. Sapevate che, nonostante la patria della lavanda sia notoriamente la Provenza, i vecchi vigneti del Piemonte, non più produttivi, sono adatti alla coltivazione di questa pianta per ricavarne essenza o come pascolo per le api? Infatti, il miele che le api ricavano dalla lavanda è pregiatissimo e la lavanda visitata dalle api produce il 20% in più di essenza.