muschi vegetali

Percorrendo i sentieri che attraversano la Valle dell’Inferno, sulle pendici del Vesuvio, cosa vi aspettereste di trovare?

Vicino alla caldera del Monte Somma, la Valle fu invasa dalla lava dell’ultima eruzione del 1944 ma non presenta soltanto rocce scure e colori tristi e desolati: è stata colonizzata dallo Stereocaulo Vesuvianum, un lichene che l’ha ricoperta di un soffice tappeto argentato. Esso prospera sulle pendici dei vulcani, su lave relativamente giovani, che ricopre con un primo velo vegetale preparando la strada a successive formazioni più complesse, come valeriana, ginestra e acetosella. Nel Settecento, come racconta un viaggiatore francese dell’epoca, i muschi vegetali della zona vesuviana, ricchi di mucillagini, venivano utilizzati nella composizione delle prime ciprie italiane e, nel secolo successivo, di profumi romantici, ispirati alla natura e al fascino delle foreste.

I muschi vegetali nascono dalla simbiosi tra un’alga e un fungo, sono difficili da coltivare, anche se crescono naturalmente in ambienti incontaminati. Il termine muschio in italiano porta spesso a confusione linguistica: si ha infatti l’abitudine di definire in questo modo sia la sostanza di origine vegetale sia quella di provenienza animale. In francese invece si utilizzano due parole diverse, rispettivamente “mousse” e “musk”.

Sostanza nota fin dall’antichità, il muschio vegetale veniva importato dalla Grecia e da Cipro in Egitto, dove era impiegato nel processo di conservazione delle mummie. Un tempo, i licheni venivano raccolti per profumare sacchetti e cuscini o venivano messi nei potpourri, con radici di giaggiolo, chiodi di garofano e petali di fiori. Grazie alle sue virtù antimicrobiche, gli estratti di lichene d’Islanda sono utilizzati come deodoranti in preparati fitocosmetici.

La specie Evernia prunastri è denominata muschio di quercia o muschio quercino. La qualità più pregiata di muschio di quercia per gli usi destinati alla profumeria, nel recente passato proveniva soprattutto dalle foreste della ex Yugoslavia e dell’Europa Centrale. Cresce anche in Marocco (regione dell’Atlante), in Spagna e in Francia, particolarmente in Alvernia, dove anticamente trovava impiego nella medicina druidica.

Materia prima dall’odore molto potente, di forte persistenza, con sentori di sottobosco che evocano la terra, il legno, le foglie umide e le passeggiate autunnali, è uno dei componenti della sfaccettatura legnosa e spesso viene classificato nella sotto-categoria dei legni-muschio. Come tale partecipa da sempre alla composizione di profumi maschili di prestigio tra i quali, solo per citarne alcuni, English Lavender di Atkinsons, Pour Monsieur di Chanel, Kenzo pour Homme, … Apporta un tocco di naturale rigore e di eleganza a strutture femminili come N° 5 di Chanel, Vent Vert di Balmain, Fidji di Guy Laroche, Ô di Lancôme, First di Van Cleef & Arpels.

Ma soprattutto ha un ruolo determinante nella genealogia “fragrante” perchè non ci sarebbero infatti composizioni chypre fougère senza muschio di quercia o di albero, elemento olfattivo caratterizzante di queste strutture che le distingue dalle altre

Si raccoglie in inverno e in primavera, prima della crescita delle foglie. Al momento del raccolto non ha odore percepibile, deve essere essiccato e lasciato riposare per un breve periodo. Viene poi sottoposto a estrazione con solventi volatili. La concreta, e quindi l’assoluta che se ne ricava, è relativamente complessa: partecipano infatti all’odore più di 80 sostanze. Potenziale allergene, si raccomanda di non utilizzare l’assoluta o il resinoide, individualmente o in combinazioni, a più dello 0,1% in una composizione. Viene sempre più spesso sostituito dall’Evemyl, suo principale costituente, anche nella formulazione dell’accordo chypre, contribuendo a rendere questa sfumatura, raffinata e decisa, in linea con le attuali tendenze.