Artista, chimico o alchimista del 21° secolo?

Il mestiere di naso nasce più di 4000 anni fa quando i profumi si creavano per compiacere gli dei.

Più vicino a noi, da “mastro guantaio-profumiere” del 17° secolo a pilastro di possenti e articolate industrie, passando da creatore esclusivo di case di profumo, cambia il contesto, aumentano gli strumenti per la creazione, la tecnologia apre nuove piste olfattive, la legislazione al contrario crea nuovi limiti, il mercato impone le sue regole, ma il mestiere non cambia, equilibrio tra conoscenza tecnica e talento, costruito sulla pazienza dell’apprendere e sperimentare.

Si tratta di una professione molto sfaccettata, una complessa composizione di basi tecniche, chimiche e scientifiche, di un bagaglio artistico acquisito attraverso la scoperta dell’arte e della sua storia e una sensibilità esasperata, sostenuta da una forte memoria e tanta volontà che permette di trasformare le esperienze di vita in creazioni artistiche.

Per accedere a questo mestiere, le soluzioni di formazione restano limitate, spesso richiedono un soggiorno all’estero.

Ancora pochi anni fa l’educazione si fondava su un passaggio di conoscenze nell’ambito familiare o durante un periodo di apprendistato al fianco di un creatore sperimentato. Molti degli attuali talentuosi creatori ricordano i loro primi passi nella Scuola di Grasse sotto la guida di Jean Carles, come veniva definita la scuola di Roure (ora Givaudan), vivaio della profumeria francese e internazionale.

Le aziende leader nella creazione dedicano a dei giovani laureati dei percorsi aziendali decisamente impegnativi, destinati ad assicurare un continuo turnover di talenti all’interno della loro società.