I metodi di estrazione tradizionale danno origine a numerosi derivati, migliorati dal supporto della tecnologia.

In aggiunta, l’evoluzione dei gusti dei consumatori verso sentori sempre più genuini, la ricerca di odori sempre più esclusivi ed insoliti, la crescente sensibilità ecologica della società, attenta a proteggere risorse e specie a rischio di estinzione, hanno spinto le industrie produttrici a sviluppare tecnologie sempre più perfezionate e instituire collaborazioni eco-consapevoli.

Ci sono sostanze che rilasciano splendidi odori che nessun metodo di estrazione è in grado di catturare. La frutta ne è un esempio, le golosità anche. Ci sono piante che non si prestano a coltivazioni estensive. La natura procura già molte risorse ma non è in grado di rinnovarsi alla velocità in cui emergono i fabbisogni.

Per attingere a nuove ricchezze, senza danneggiare il delicato equilibrio ecologico, le aziende leader di settore hanno elaborato nuovi processi produttivi.

Negli anni ’70 fu identificata la prima tecnologia d’avanguardia: l’Head Space. Questa tecnica consiste nel racchiudere fiori o piante, troppo delicati per essere trattati con i procedimenti di estrazione classici, in un recipiente che contiene un microricettore dal lieve potere assorbente. L’aria profumata attorno al fiore è assorbita dal microricettore per una durata di tempo che va da mezzora a parecchie ore, secondo la specie. Il profumo assorbito dall’aria che avvolge il fiore può essere recuperato per estrazione, utilizzando un solvente adatto. Le differenti molecole odorose del campione ottenuto sono separate le une dalle altre e vengono poi selezionate quelle che permetteranno di riprodurre più fedelmente il profumo del fiore. Operata la scelta, bisogna poi armonizzare tutte le molecole per ottenere un risultato il più possibile fedele alla natura.

Ogni casa essenziera ha poi sviluppato e brevettato delle tecniche sofisticate derivate da questo principio primario, eccone alcune.