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storia del profumo




Il 18° secolo: l'abilità di Grasse

Il 18° secolo è il grande periodo intellettuale e mondano di Grasse. I guantai profumieri conoscono una grande prosperità ma colpiti dalla crisi del commercio del cuoio abbandonano progressivamente la guanteria per votarsi unicamente alla profumeria.

Un movimento a favore dell’igiene e del bagno si delinea in questo periodo e si concretizza nell’apparizione di due spazi fino ad allora inesistenti nelle case: la stanza per la toilette e la sala da bagno.

Nel momento in cui il regno di Luigi XIV termina, i pensieri e i costumi della Corte si evolvono. La nuova sensibilità olfattiva di questa società raffinata si traduce in una intolleranza agli odori forti e a un ritorno agli odori campestri e agli aromi naturali. Ai profumi violenti che nascondono effluvi nauseabondi si sostituiscono preparazioni fiorite e sofisticate, colorate di fantasia. E’ in questo periodo che Jean François Houbigant, uno dei più grandi profumieri di corte d’Europa, arriva a Parigi.

Verso la fine del secolo Maria Antonietta introduce alla corte di Francia il gusto per gli aromi che evocano la campagna, freschi e naturali. La Corte utilizza acque delicate composte di bouquet floreali: l’Eau divine, l’Acqua di mille fiori, l’Eau di Bouquet di Primavera oltre che l’Aqua Admirabilis, l’Eau sans Pareille, fresche e leggere, prodotti della distillazione degli agrumi o dei loro olii essenziali ottenuti grattugiandone le scorze e dall’aggiunta di varie essenze floreali. Questi profumi arrivati dalla Germania sotto la denominazione generica di Acque di Colonia conoscono un gran successo a Parigi. La fama dei profumieri francesi favorisce lo sviluppo della profumeria di Grasse e la cultura delle piante e dei profumi tanto che compaiono delle nuove metodologie, come la tecnica dell’enfleurage o la lavorazione delle scorze di bergamotto.

Distillatori e profumieri di qualità producono delle acque leggere e trasparenti che sono contenute in flaconi di cristallo di Boemia o d’Inghilterra. Nel 1795 la manifattura Baccarat, con la sua esperienza di flaconi di vetro, conosce un grande successo. Sarà ben presto seguita da Lalique che creerà i flaconi più belli della profumeria antica, in modo particolare per Molinard e, in seguito, per Nina Ricci.

In effetti questo secolo, regno della seduzione, conosce una proliferazione di cianfrusaglie preziose che contengono profumo, aceti e belletti: astucci e necessaires, pommander, salse, boîtes bergamotes tipicamente di Grasse, pots pourris per i profumi d’ambiente. Il sapone, la cui qualità migliora considerevolmente con la scoperta della soda artificiale nel 1791, occupa un posto considerevole nella profumeria.

La Rivoluzione Francese arrecherà un colpo terribile alla profumeria, nonostante la creazione di fragranze dai nomi “evocativi” come “Profumo alla ghigliottina” e “Alla Nazione”. Sarà solo con il Direttorio che questa tendenza verrà soffocata da una frenesia di lusso che si impadronirà della società e introdurrà gli aromi muschiati.

Soda artificiale

La soda era conosciuta da tempo immemorabile. Veniva ottenuta liscivando le ceneri di alcune alghe e di piante di paludi salmastre. Trattandola con calce viva, si otteneva la soda caustica, particolarmente apprezzata nei saponifici perché dava la possibilità di ottenere i saponi “duri”, più costosi di quelli “molli” ottenuti dalla potassa caustica.

Il crescere della domanda di alcali nella prima metà del '700, generò un considerevole aumento dei prezzi delle materie prime. Nel 1775 perciò l’Accademia delle Scienze di Parigi offrì un premio in denaro per chi avesse scoperto come ottenere la soda dal sale marino.

Nicolas Leblanc (1742 - 1806) realizzò nel 1792 un processo in due stadi: nel primo il sale marino era convertito in solfato di sodio, nel secondo il solfato veniva mescolato con carbone e carbonato di calcio e per riscaldamento si ottenevano soda e solfuro di calcio. Leblanc fu travolto dalle vicende della Rivoluzione francese e si suicidò nel 1806. La sua creatura gli sopravvisse e trovò un clima fertile nella terra della Rivoluzione industriale.

Il sistema tecnico messo a punto da Leblanc rimase sostanzialmente invariato fino al 1863, quando si trovò sottoposto a una duplice formidabile pressione. La prima veniva dalla proposta di un processo di produzione alternativo da parte di Ernest Solvay (1838 - 1922), la seconda era costituita dall’inedita legge anti-inquinamento inglese, l’Alkali Act, che impose un radicale abbattimento dei fumi acidi. Dopo qualche anno venne bloccata anche l’abitudine a gettare tutti i residui di lavorazione nei fiumi con il Rivers Polluion Act di Disraeli.

Sapone

Le origini del sapone si fanno risalire al 2° secolo d.C. e la sua scoperta viene attribuita ai Galli che però lo utilizzavano come medicinale.

La tradizione ligure vuole che i saponi “duri” siano stati ottenuti per la prima volta dalla moglie di un pescatore di Savona. Sembra che, in modo del tutto casuale, facendo bollire della lisciva di soda in un pentolone che conteneva olio di oliva, la donna abbia scoperto il processo di fabbricazione del sapone, cioè di un sale che si ottiene dalla reazione chimica di un alcale (come soda, potassa e calce) con un grasso (vegetale, minerale o animale).

Lo sviluppo dell’industria saponiera nelle città costiere del Mediterraneo (Savona, Genova, Venezia e Marsiglia) fu pertanto favorito dalla presenza di olio di oliva e di soda naturale, ottenuta dalle ceneri di alcune alghe (e sostituita a partire dal 1792 dalla soda artificiale scoperta dal chimico francese Leblanc); le prime manifatture di sapone di soda si stabilirono quindi a Savona, dove la saponificazione divenne attività fiorente già nel 15° secolo. Nel 17° secolo, a causa delle frequenti invasioni cui la penisola italiana veniva spesso sottoposta, il primato nel commercio dei saponi passò ai francesi: Colbert, ministro di Luigi XIV, chiamò gli esperti saponieri liguri e fece costruire fabbriche di sapone a Tolosa e Marsiglia. Da qui, nonostante si possa probabilmente attribuire geograficamente alla zona di Savona (per assonanza con “savon”, termine francese per tradurre sapone) la scoperta del prodotto, lo strettissimo legame che ancora oggi unisce il Sapone a Marsiglia.

Enfleurage

E’ il più antico metodo di estrazione conosciuto.

Sviluppato dagli Egizi, oggi è quasi in disuso a causa degli elevati costi ma permette di trattare a freddo fiori fragili come il gelsomino e la tuberosa che mal sopportano il calore.

Si adagiano i petali su una lastra di vetro, detta telaio e ricoperta di grasso, che ne assorbe l’odore. I petali vengono rinnovati ogni giorno per tre mesi. Si ottiene quindi una pomata profumata (da tre chili di petali, un chilo di prodotto). Si raschia la pomata dal telaio e la si lava in alcool, ottenendo un olio profumato. Filtrato, dà origine all’”assoluto” dal quale si raffinerà il profumo.

Nell’enfleurage a caldo,  i petali vengono gettati nel grasso fuso a bagnomaria e mescolati per due ore. Dopo circa dieci giorni, nei quali i fiori vengono rinnovati ogni giorno, il grasso saturo viene filtrato secondo lo stesso procedimento dell’enfleurage a freddo. L’alcool profumato così ottenuto si chiama “assoluto puro in pomata”.

Pot pourri

Nel corso del 18° secolo il pot pourri prende il posto dei brucia profumi, dagli odori talvolta acri e soffocanti.

C’era il pot pourri secco semplice, composto da fiori e spezie secche umidificati con acque aromatiche ed essenze e il pot pourri umido, di più difficile realizzazione. Consta infatti di un contenitore dove si alternano strati di vegetali freschi o semi-secchi e strati di sale. I contenitori sono vasi traforati di porcellana, gres o ceramica in stile neoclassico o barocco.

Visti come pezzi di arredamento o oggetti decorativi anticamente potevano assumere le più svariate forme, come zuppiere, urne o piccoli scogli con personaggi o animali.

Bontes bergamotes

Nel 18° secolo comparvero in Provenza delle scatole fatte di scorza di bergamotto essiccata e foderata di carta, con dipinti raffiguranti fiori, scene amorose o di vita popolare. Potevano contenere un flacone, germogli odorosi o un sapone.

Un riferimento letterario: Marcel Proust in "All'ombra delle fanciulle in fiore" “.. mi sembra, signor mio, che voi dobbiate a me una risposta ed io a voi delle tabacchiere di bergamotto.