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Il fumo dell'incenso ha sempre avuto un valore fortemente simbolico: bruciato sull'altare o nell'incensiere, veniva offerto come simbolo di venerazione e di preghiera. Ma anche i re lo apprezzavano e ne impregnavano la sala del trono, le donne ne conoscevano il potere di seduzione.
L'incenso è la resina naturale della Boswellia Sacra, il nome scientifico dell'albero dell'incenso, una pianta gracile ma longeva che trasuda resine aromatiche. Ha fiori a grappolo con cinque petali e frutti a drupa. All'interno del tronco corrono abbondanti canali resiniferi dai quali stilla, lungo le incisioni praticate dall'uomo, il succo bianco e lattiginoso che, allo stato solido, costituisce l'incenso.
In autunno si raccoglie il prodotto trasudato dalle incisioni praticate durante l'estate: è l'incenso bianco più puro e più pregiato.
Un secondo raccolto si fa in primavera sulle incisioni fatte in inverno. L'incenso ha un colore rossastro e non vale quanto il precedente.
L'incenso degli alberi più vecchi è più profumato. Quello più pregiato è composto dall'aggregazione di più lacrime. L'albero dell'incenso vive molto a lungo, raggiunge circa i tre metri di altezza, bisogna aspettare circa 8/10 anni prima di poter cominciare a sfruttare una pianta. L'albero si trova nella forma maschio o femmina, ma si sfruttano solo i maschi.