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FAQ - domande frequenti




  • Spesso si crea confusione tra i termini "cipriato" e "chypre": qual è la differenza tra i due?
  • Qual è la differenza tra eau de cologne, eau de toilette, eau de parfum ed estratto?
  • Qual è la differenza tra sfaccettature e famiglie olfattive?
  • Perché ci sono delle fragranze che sembrano essere più "persistenti" rispetto ad altre?
  • Qual è il significato di gourmand e di jus?
  • In quali profumi si avverte in maniera predominante l'odore del talco? E a cosa si associa questo odore particolare?
  • In base a quali criteri sono definiti i profumi? Secondo il dominio di quali note? Perché un profumo è fiorito piuttosto che orientale, muschiato, ecc?
  • In italiano esiste una differenza tra il termine francese extrait e quello italiano estratto, quando ci si riferisce a una forma di un profumo?
  • Qual è la fragranza italiana storica ma tuttora in produzione?
  • C'è un modo per capire quando un profumo è "vecchio" ovvero quando si è ossidato, anche se è la prima volta che lo annusiamo e quindi non possiamo fare paragoni? Si sente una nota acre e forte?
  • Qual è la differenza tra essenza di rosa e petali di rosa?
  • Cosa si intende per "profumo dolce" e che cosa deve o non deve contenere per essere percepito come dolce? Quali sono le sostanze che conferiscono le note più dolci?
  • Come mai ci sono tanti tipi di rose tutte diverse? Quali sono le differenze tra la rosa bianca, la rosa di maggio, la russa, l'indiana, l'egiziana, la turca, la bulgara e la marocchina?
  • Perché esistono due tipi diversi di profumo alla vaniglia, vaniglia "secca" e "gourmand"? E che differenza c'è a livello di profumazione tra il benzoino, la vanillina e la vaniglia?
  • Come si applica un profumo? Quanto e dove bisogna vaporizzarne?
  • Che cosa significa "aldeidato"? E quali sono le caratteristiche di un profumo "aldeidato"?

È un dubbio molto frequente che assale gli appassionati di profumo e talvolta anche qualche professionista ed è dovuto in parte al fatto che la "lingua madre" della profumeria è il francese, spesso assai più ricca e precisa dell'italiano e i termini per così dire "tecnici" non sempre trovano un perfetto riscontro. Inoltre, anche in italiano la parola cipria e il nome dell'isola di Cipro hanno una radice comune.

I profumi che appartengono alla sfaccettatura cipriata sono così denominati perché evocano l'odore della cipria che, in origine, era prodotta con polvere di iris, un fiore dal cui rizoma si estrae una materia prima (il burro di iris) che, insieme a molecole di sintesi come l'eliotropina e a note muschiate, è in grado di conferire alle composizioni accenti rotondi e calorosi molto in voga negli anni '90.

Il termine chypre, invece, nacque nel 1917 quando François Coty lanciò il profumo Chypre. In questa fragranza, egli cercò di mettere tutti gli aromi che costituivano il fascino dell'isola di Cipro, in quegli anni meta di vacanze dorate per tutto il jet-set: se fosse stato un pittore avrebbe dipinto un meraviglioso paesaggio. Da quel momento in poi questa composizione, che si basava su ingredienti come bergamotto, rosa, gelsomino, muschio di quercia, cisto laudano e patchouli, è diventato un accordo molto utilizzato dai profumieri che lo rivestono secondo la loro immaginazione per ottenere profumi di grande eleganza. L'accordo chypre dà il nome a una sfaccettatura talmente interessante da diventare una famiglia olfattiva, prevalentemente femminile, ma declinata talvolta anche al maschile.

La differenza si basa principalmente su due aspetti, uno più legato alla produzione (ovvero alla diversa concentrazione in alcool della formula), l'altro più legato alla creazione cioè alla scelta delle materie prime.

Le eau de cologne sono, in qualche misura, tutte figlie della prima Aqua Mirabilis di Gian Paolo Feminis e Jean Marie Farina. Zio e nipote nel 17° secolo inventarono la formula di un profumo che ancora oggi, declinato in mille modi diversi, accomuna un senso di leggerezza e vitalità diventato irrinunciabile per chi adotta uno stile sportivo en plein air. Sono fragranze così legate a un concetto di naturale benessere da poter quasi essere usate come frizioni su tutto il corpo per la loro bassa gradazione in alcool e la ridotta concentrazione di profumo (3-5%) e diventare, in una visione più maschile, degli after-shave o lozioni dopobarba.

Nelle eau de toilette la decisa concentrazione di profumo, intorno al 12-15%, e una maggiore presenza di alcool accentuano l'evaporazione ed enfatizzano l'impatto iniziale. Seguendo le ricette tradizionali di composizione, il profumiere-creatore insiste sulle note di testa per sottolineare la vivacità, scegliendo dalla sua tavolozza olfattiva note frizzanti come gli agrumi, le note marine in tutte le loro sfumature (acquatiche, ozonate, oceaniche) o aromatiche. Nella composizione risulta prevalere la testa, lasciando successivamente spazio a una scia delicata, per delle creazioni più casual o discrete.

Nelle eau de parfum, la cui concentrazione in alcool va dal 15 al 20% circa, il cuore rappresenta la parte più importante della formula. Il profumiere-creatore potenzia nella composizione le note più rotonde di fiori e foglie, ancora freschi seppure meno spumeggianti, o dolci e opulente come bouquet fioriti e note fruttate. Una formula più estroversa che esalta ricchezza e seduzione.

Nell'estratto, il prodotto in cui la concentrazione del profumo nell'alcool è più forte, arriviamo a percentuali del 25-30% e la massima diffusione e persistenza diventano criteri rilevanti. Di conseguenza, oltre alla concentrazione, un risultato ottimale dovrebbe esaltare la composizione del fondo. La scelta delle materie prime cade su note calde e nobili come i legni preziosi, golose come le note gourmand, sensuali come il muschio, l'ambra e le note muschiate che arricchiscono il profumo in personalità.

In entrambi i casi si tratta di classificazioni che permettono di ordinare l'infinita varietà di materie prime e di composizioni profumate in categorie dalle proprietà o caratteristiche simili.

Le sfaccettature (o sottofamiglie) sono le categorie sotto le quali vengono raggruppate le materie prime a disposizione dei creatori. Questa classificazione avviene per omogeneità olfattiva, che si basa sulla provenienza stessa delle materie prime naturali (agrumi per la sfaccettatura agrumata o esperidata, fiori per quella fiorita, foglie per la sfaccettature verde, ecc.) o sull'affinità di odori (nel caso delle materie prime sintetiche) ma anche in funzione di proprietà fisiche paragonabili quali la volatilità o la persistenza (ecco perché si accomuna l'essenza di foglie di patchuli alle note legnose e non tanto alle note verdi, meno secche e persistenti). Ognuna delle sfaccettature (ma preferibilmente non tutte insieme) partecipa alla composizione di un profumo, in proporzioni diverse a seconda della personalità e quindi della struttura che si intende dare allo stesso. Sarà la dominante olfattiva della composizione a determinarne l'appartenenza alla famiglia olfattiva, denominazione attribuita alla classificazione delle fragranze.

Ogni famiglia esprime delle sensazioni olfattive diverse, accentuate dall'abbinamento con sfaccettature di accompagnamento o sottofamiglie. Non essendo il profumo una scienza esatta, le stesse classificazioni possono prestarsi a interpretazioni variabili, ma generalmente si concorda sulle seguenti famiglie:

Sono molteplici i motivi per i quali ci sembra che alcune fragranze durino più a lungo rispetto ad altre. Innanzitutto il tipo di pelle: una pelle molto acida reagisce chimicamente con il profumo e ne rende più veloce l'evaporazione, mentre una pelle a tendenza grassa e quindi con presenza di oli contribuisce a trattenere le molecole odorose, rendendo più persistente la fragranza stessa. La stessa alimentazione tende a influenzare l'evoluzione di un profumo sulla pelle. In secondo luogo, la qualità delle materie prime utilizzate nella creazione della composizione: le materie prime di buona qualità "restano" senza dubbio più a lungo delle altre. Ma è soprattutto la struttura della fragranza a determinarne la sua durata: una composizione in cui prevalgono le note di testa sarà sicuramente avvertita prima dal nostro naso, ci colpirà immediatamente con la sua fresca intensità, ma resterà meno a lungo a causa della sua minore persistenza. Diversamente, un profumo la cui sfaccettatura dominante si trova verso la base della piramide olfattiva, e quindi in cui prevalgono le note di fondo, si sviluppa con lentezza ma ci avvolge in un abbraccio che può durare alcune ore, se non persino alcuni giorni. Questo aspetto gioca un ruolo molto importante nella scelta del profumo a seconda dell'uso che se ne vuol fare o dei propri gusti.

Il termine gourmand, letteralmente tradotto dal francese, significa goloso. Nella profumeria moderna, dagli anni '90 in poi, definisce una sfaccettatura olfattiva a cui appartengono materie prime di elevata persistenza e che costituiscono nella composizione le note di fondo. La vaniglia, apripista di questa sfaccettatura, è utilizzata sia in forma naturale (il baccello profumato che tutti conosciamo, usato come aroma anche in molte ricette di dessert) sia in forma sintetica (vanillina), molecola prodotta tra il 1875 e il 1925 dall'olio essenziale dei chiodi di garofano e più recentemente dalla lignina contenuta negli scarti di lavorazione del legname. Successivamente, l'evoluzione dei metodi di estrazione e della ricerca scientifica, ha ampliato significativamente questa categoria, proponendo assolute di cacao, caffè, liquirizia, nocciola, e riproduzioni dell'odore di caramello, di latte caldo e di tutto quello che stimola il nostro gusto. Il primo dei profumi dalla forte impronta gourmand è stato nel 1992 Angel di Thierry Mugler, a cui hanno fatto seguito moltissime fragranze, un trend molto attuale declinato sia al maschile che al femminile.

Jus, sempre dal francese, è un termine familiarmente usato dagli addetti ai lavori per definire una fragranza in soluzione alcolica o anche concentrata.

L'odore del talco nell'industria della profumeria è associata alla sfaccettatura cipriata, una tendenza che ebbe inizio nei primi del '900 con L'Origan di Coty, Après l'Ondée e L'Heure Bleue di Guerlain. Negli anni successivi è stata utilizzata in numerose creazioni femminili e in alcuni rari casi maschili, sino al 1980, quando con Ombre Rose di Jean Charles Brosseau si evidenzia una svolta di modernizzazione con l'aggiunta di un tocco di muschio sintetico. Le fragranze dalla sfaccettatura cipriata evocano la cipria, i ricordi della nonna, un mondo elegante e prezioso. 

La materia prima apripista di questa sfaccettatura è l'iris, dal cui rizoma essiccato si ricavava in passato la polvere per viso nota come cipria. Il burro di iris viene utilizzato nella creazione di profumi cipriati insieme a materie prime naturali come il calamus e la carota e a molecole di sintesi come l'eliotropina, la cumarina e il metilionone. Quest'ultima molecola, scoperta nel 1898, oltre a sviluppare il tipico effetto avvolgente della cipria, è stata spesso utilizzata per evocare il profumo dei petali di violetta. Sono note che posseggono un'elevata persistenza e che quindi si svelano nella composizione di un profumo solo dopo un po' di tempo, costituendo la personalità di fondo calda, rotonda e avvolgente. 

Per facilitare la classificazione degli odori, il profumiere londinese Eugène Rimmel alla fine del 19° secolo propose la divisione delle materie prime in 18 gruppi a seconda del loro grado di volatilità e persistenza. Nasceva così il concetto di sfaccettatura o sotto famiglia. In seguito le sfaccettature stesse furono organizzate nella virtuale struttura piramidale. Le sfaccettature furono poi a loro volta raggruppate in famiglie o sfaccettature dominanti: la famiglia è il principale segno di riconoscimento che ci permette di classificare i profumi, a seconda della sfaccettatura la cui presenza domina olfattivamente la composizione.

Definire quindi una fragranza come fiorita o floreale significa riconoscere nella composizione una nota dominante di fiori nobili e opulenti come la rosa, il gelsomino, la tuberosa o l'ylang-ylang. Si parlerà in questo caso di un profumo fiorito ricco. Se invece si tratterà di fiori come il neroli, il geranio, l'essenza di rosa o specialità quali la fresia o il mughetto, la composizione risulterà più leggera e ariosa e sarà fiorita fresca. Il termine orientale, invece, designa un accordo costruito attorno a note vanigliate e patchouli e completato e arricchito da accenti speziati. I profumi che appartengono a questa famiglia evocano atmosfere esotiche di calda sensualità.

Naturalmente, una fragranza è composta da un numero notevole di materie prime appartenenti a svariate sfaccettature, le quali contribuiscono attorno al tema dominante a conferire a ogni fragranza una personalità unica. 

Il termine francese extrait si può tradurre in italiano con estratto o profumo, inteso non come fragranza ma come forma più concentrata.

Il risultato ottenuto applicando a una materia prima il processo di estrazione con solventi volatili o di estrazione tramite CO2 o supercritica si definisce invece assoluta. L'assoluta è più vischiosa, molto colorata e più pesante dell'essenza detta anche olio essenziale (risultato del processo di distillazione).

Alcune piante, come la rosa, possono essere trattate con entrambi i procedimenti, ottenendo effetti significativamente diversi. Comunque, usare il termine francese non costituisce un errore e può evitare tante confusioni.

La creazione italiana storica ancora presente in profumeria è English Lavender di Atkinsons. Fin dal 1910, anno della sua nascita, ha saputo affascinare larga parte del pubblico maschile con il suo carattere fresco ed esuberante, coniugando la carica vitalizzante delle piante aromatiche, come spigo (un timido arbusto della famiglia della lavanda che veniva utilizzato per profumare la biancheria), lavanda, salvia sclarea e legno di rosa, con l'effervescenza del bergamotto e i tocchi morbidi e rassicuranti di fava tonka, muschio di quercia e muschio del tonkino.

Relativamente più recente, ma altrettanto mitico, è Pino Silvestre di Vidal, energizzante mix di legni, note esperidate e aromatiche sulla breccia dal lontano 1955. 

Ovviamente è necessario un certo allenamento per capire se un profumo è superato o ossidato ed è possibile confondere una nota particolarmente forte con l'indicazione di un deterioramento del prodotto. Tuttavia esistono elementi che possono fornire delle indicazioni sullo stato di conservazione della fragranza. Innanzi tutto una forte colorazione potrebbe essere indice di una eccessiva condensazione del profumo. L'odore acido è il segnale che la fragranza non è stata conservata in condizioni ottimali o ha superato i tempi di conservazione (che solitamente sono di 36 mesi per un prodotto mantenuto chiuso, in un locale fresco e possibilmente al buio). Ci sono comunque profumi molto vecchi che resistono nel tempo e mantengono quasi inalterata la loro personalità.

Normalmente la distinzione viene fatta tra essenza di rosa, frutto della distillazione a vapore dei petali di rosa, e assoluta di rosa, ricavata mediante estrazione con solventi volatili. Il termine "petali di rosa" è un'immagine poetica, evocazione della delicatezza del fiore in questione, ed è impiegato per rendere più attraente la piramide olfattiva di una fragranza. E' frequente che in una composizione, il creatore abbini con sapienza la freschezza rugiadosa dell'essenza alla pienezza sensuale dell'assoluta, per dipingere un ritratto olfattivo della rosa in tutte le sue mille sfumature, ma è molto difficile riconoscerne le proporzioni tra le tante materie prime impiegate. 

Il termine "dolce" è un esempio, parlando di profumi, di terminologia non precisa e che ha un carattere soggettivo: alcuni la usano per definire le note floreali, altri per esprimere la solarità dei frutti, altri infine per note più avvolgenti.

Nella profumeria moderna, si considerano note dolci quelle che riproducono gli odori golosi dell'universo gustativo, della cosiddetta sfaccettatura gourmand: cioccolato, gianduia, nocciola ...

I greci consacrarono la rosa a Venere, dea dell'amore. Epicuro la coltivava nei propri giardini e affermava che cogliere una rosa al mattino era una delle più grandi gioie della vita. La poetessa Saffo le donò l'appellativo di regina dei fiori. I romani la utilizzavano per aromatizzare il vino e i sorbetti. Nell'era cristiana fu dedicata alla Madonna e alcune preghiere ne hanno derivato il nome, come ad esempio il rosario.

Gli olii essenziali utilizzati in profumeria e in cosmetica da tempi immemorabili provengono dal trattamento della rosa centifolia e della rosa damascena. Fu durante il 1500 e il 1600, con il proliferare dei commerci fra l'Oriente e il nord Europa, che si introdussero molte specie di rose e si costituirono tante varietà. E' infatti in questo periodo che, in Olanda, si svilupparono le coltivazioni della rosa centifolia (formata da geni di rosa gallica, moscata, canina, damascena).

E' conosciuta e coltivata in Francia (oggi quasi esclusivamente nella regione di Grasse) fin dal 1596 e nota anche con l'appellativo di rosa di maggio: una varietà così preziosa da essere trattata solo tramite estrazione e con una resa dell'assoluta particolarmente limitata, dall'1,5 al 2%.

Le rose turca, indiana, egiziana, bulgara e del Marocco hanno come provenienza botanica la rosa damascena (o rosa di damasco) ma le diverse condizioni climatiche e geologiche dei luoghi di coltivazione conferiscono tonalità olfattive diverse e quindi molto interessanti per la creazione.

A detta degli esperti, come ci raccontano Luigi Cristiano e Gianni De Martino nel loro libro "Viaggi e profumi", ci sono solo due posti della terra dove i fattori ambientali sono veramente ideali: la valle di Isparta in Turchia e la valle di Kazanlik (che significa "paese dell'alambicco") in Bulgaria.

Fiore particolarmente caro a Maometto, la rosa è molto amata in tutti i paesi di cultura musulmana: i viandanti vengono accolti con libazioni di acqua di rose in segno di benvenuto. Tante altre qualità di rose presenti in natura non sono idonee alle estrazioni tradizionali, come distillazione ed estrazione con solventi volatili, ma rilasciano un profumo così particolare da essere colto e interpretato tramite la tecnica dell'Head Space.

Quando si parla di profumo alla vaniglia, si tratta di composizioni dove predomina l'odore della vaniglia ma la cui personalità finale è legata al mix completo. La vaniglia unita a spezie e legni avrà un carattere più caldo e secco mentre in associazione a note fiorite o fruttate risulterà più morbida e con un'impronta gourmand.

A conferire caratteri leggermente diversi alla vaniglia contribuisce anche il metodo di estrazione utilizzato per ricavarne il principio olfattivo. L'assoluto di vaniglia, ottenuto tramite estrazione con solventi volatili o in un metodo artigianale tramite infusione con macerazione in alcool, consente di ottenere un prodotto dal carattere liquoroso e dalla nota misteriosa e amara che pochi intenditori riescono a identificare come vaniglia.

La similitudine tra vaniglia, vanillina e benzoino è legata a un comune effetto avvolgente e sensuale, ma si tratta di materie prime totalmente diverse. Il benzoino (styrax benzoin) è una resina prodotta da un albero tropicale il cui siero, che cola dalle incisioni praticate sul tronco, si indurisce all'aria in "lacrime" che in tutto l'Oriente, da tempi remotissimi, venivano bruciate per allontanare le avversità dalle mura domestiche. Il suo impiego nelle composizioni profumate dona un effetto di preziosa rotondità, impalpabile come cipria.

La vaniglia (vanilla planifolia) è una specie di orchidea, attualmente l'unica coltivata per usi non ornamentali. Questa pianta, originaria della fascia centroamericana dove l'impollinazione avveniva grazie all'opera di un insetto, provocò al suo arrivo in Europa un vero e proprio "innamoramento": le grandi dame la utilizzavano per profumare il bagno e il re Luigi XIV ebbe per primo l'idea di introdurne la coltivazione nell'Isola Réunion. L'operazione riuscì però solo verso la metà del 19° secolo quando si scoprì la tecnica di impollinazione artificiale. Attualmente Réunion è il maggior produttore mondiale di Vaniglia Bourbon. I metodi impiegati per estrarre l'olio essenziale dai baccelli sono molto complessi ma il prodotto ricavato è di qualità superiore e ricco di vanillina. La varietà di Vaniglia Tahiti, più delicata e con note fruttate, contiene anche una parte di eliotropina.

La vanillina è la componente che conferisce alla vaniglia il profumo tipico che evoca i ricordi dell'infanzia: si tratta di un'aldeide aromatica, isolata nello studio della vaniglia naturale e sintetizzata per la prima volta nel 1874 dal chimico tedesco Willhelm Haarmann. Trova impiego soprattutto nell'industria alimentare, dati i costi di produzione più economici rispetto alla vaniglia naturale. E' quella che ci risulta più familiare con la sua impronta più zuccherosa che evoca l'odore dei dolci.

Non esistono delle vere e proprie regole di applicazione di un profumo: ognuno può interpretare ogni situazione, occasione speciale o momento della giornata a seconda delle abitudini e dei gusti personali, sia nella scelta della fragranza, sia nel modo o nel punto particolare del corpo dove applicarla.

Solo a scopo esemplificativo, se la scelta è orientata verso un profumo fresco, in concentrazione leggera, come un'eau de toilette, si può vaporizzare in un alone attorno al corpo: si avrà così la sensazione di avvolgersi totalmente nella sua freschezza.

Se invece si preferiscono note più persistenti e intense, la fragranza potrà essere applicata nei punti del corpo dove il sangue circola più in superficie, come l'interno dei polsi, l'incavo del gomito o nella zona tra il collo e la spalla: il calore della circolazione agevola l'evaporazione del profumo in una scia che durerà per molte ore.

Con il termine generico di aldeide si indica un gruppo di sostanze prodotte a partire dal 1903 quando Darzens sintetizzò la C12 MNA e Blaise isolò la serie C8, C9, C10, C11 e C12 laurique. Il loro nome deriva da alcool deidrogenato e in natura queste molecole sono prodotte nei processi di fermentazione degli zuccheri. 

Singolarmente si tratta di prodotti di sintesi dagli odori particolarmente forti e a volte sgradevoli ma, associati ad altre sfaccettature, alleggeriscono e conferiscono freschezza e grinta alla composizione.

Il primo profumo che fece conoscere gli aldeidi al mondo fu Chanel N° 5. Si racconta che Coco Chanel chiese a Ernest Beaux di rendere inimitabile la formula del N° 5 ed egli, in un primo tempo, aumentò la dose di Gelsomino di Grasse. La composizione però era diventata sgradevolmente dolciastra, per cui Beaux "spinse" l'accordo di aldeide C10, C11 e C12 laurique fino all'1%: il risultato fu il profumo innovativo ed elegante che noi tutti conosciamo.