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La soda era conosciuta da tempo immemorabile. Veniva ottenuta liscivando le ceneri di alcune alghe e di piante di paludi salmastre. Trattandola con calce viva, si otteneva la soda caustica, particolarmente apprezzata nei saponifici perché dava la possibilità di ottenere i saponi “duri”, più costosi di quelli “molli” ottenuti dalla potassa caustica.
Il crescere della domanda di alcali nella prima metà del Settecento, generò un considerevole aumento dei prezzi delle materie prime. Nel 1775 perciò l’Accademia delle Scienze di Parigi offrì un premio in denaro per chi avesse scoperto come ottenere la soda dal sale marino.
Nicolas Leblanc (1742 - 1806) realizzò nel 1792 un processo in due stadi: nel primo il sale marino era convertito in solfato di sodio, nel secondo il solfato veniva mescolato con carbone e carbonato di calcio e per riscaldamento si ottenevano soda e solfuro di calcio.
Leblanc fu travolto dalle vicende della Rivoluzione francese e si suicidò nel 1806. La sua creatura gli sopravvisse e trovò un clima fertile nella terra della Rivoluzione industriale.
Il sistema tecnico messo a punto da Leblanc rimase sostanzialmente invariato fino al 1863, quando si trovò sottoposto a una duplice formidabile pressione. La prima veniva dalla proposta di un processo di produzione alternativo da parte di Ernest Solvay (1838 - 1922), la seconda era costituita dall’inedita legge anti-inquinamento inglese, l’Alkali Act, che impose un radicale abbattimento dei fumi acidi. Dopo qualche anno venne bloccata anche l’abitudine a gettare tutti i residui di lavorazione nei fiumi con il Rivers Polluion Act di Disraeli.