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Cina


I fiori ad esempio occupano una posizione di privilegio nella cultura cinese. Costituiscono storicamente un significativo veicolo di comunicazione simbolica e fanno parte della coscienza collettiva del popolo. La peonia, con i suoi delicati accenti di fiore fresco, è il fiore nazionale della Cina. Rappresenta la prosperità, la felicità e la pace, ma anche la ricchezza ed il valore. E’ considerata il fiore celeste e si crede che sia di discendenza divina.



Si troverebbero le prime citazioni relative al Gelsomino sambac in un trattato del III secolo dopo Cristo: veniva coltivato nella zona tra Pechino e Canton ed ogni giorno i boccioli erano raccolti e trasportati in città. Le donne cinesi lo mettevano tra i capelli e ne facevano infusioni profumate. Alla fine del ‘700, in una descrizione della vita nella provincia di Kwantung, si racconta come il gelsomino venisse inserito nelle acconciature: col trascorrere delle ore i boccioli si schiudevano e profumavano sempre di più. Alla luce della luna diventavano di un bianco brillante ed il loro profumo, intenso e voluttuoso, aleggiava sino all’alba.

Confucio, circa 2500 anni fa, lodava la bellezza ed il profumo di una delle rare specie di orchidea profumata, il Cymbidium, simbolo di perfezione. Essa era molto apprezzata sia in Cina sia in Giappone molto tempo prima che in Europa imparassimo a conoscerla. Il grande filosofo diceva che “vivere con persone virtuose è come entrare in una stanza piena di orchidee…

Il loto e le sue connotazioni acquatiche sono noti da tempo nella storia della Cina. Quando nel Paese fu introdotta la religione buddista, questo fiore assunse una posizione di rilievo nella cultura locale. Nella letteratura sacra buddista è spesso citato e le abitazioni dei monaci buddisti sono dette anche “case di loto”. Il loto rappresenta ciò che non può essere deturpato.

A Guangzhou (Canton) da fine gennaio a metà febbraio si celebra il festival dei fiori, un’attività tradizionale che festeggia l'arrivo della primavera. Sotto il regno degli imperatori Qianlong e Jiaqing, la vendita del tè conobbe un grande incremento. Si sviluppò anche la floricoltura, a causa delle essenze necessarie profumazione del tè. Il mercato dei fiori fu costruito nel XIX secolo: si possono trovare varie specie di fiori come il gelsomino, la ninfea, Il lillà, la magnolia e l’osmanthus.

Quest’ultimo è un delicato fiore conosciuto in Cina da più di 2500 anni, che veniva utilizzato per profumare i dolci, il vino ed il tè. Insieme alla rosa entrava nella composizione del “Parfum de Canton”. Nella profumeria moderna viene assimilato alle note fruttate, per il suo aroma di albicocca.







Una curiosità sul Chiodo di Garofano: in Cina veniva offerto in coppe di porcellana per purificare l'alito di chi andava al cospetto dell'Imperatore. Ancora oggi è una pratica in uso negli studi odontoiatrici!

Si presume che molti agrumi, che per noi popoli mediterranei rappresentano tutto il calore del sole delle nostre terre, siano invece di origine asiatica, in particolare proverrebbero dalla Cina e dal Giappone: infatti, il mandarino, forse è così chiamato per il colore che ricorda quello dell'abito del funzionario cinese. Veniva considerato un frutto prezioso e si aveva l’abitudine di offrirlo ai consiglieri dell’Imperatore, i Mandarini appunto. La pianta delle clementine sarebbe originaria dell'India nord orientale, dell'Indocina e del Giappone. Lo yuzu è un agrume di difficile reperibilità al di fuori del Giappone, dalla frizzantezza leggermente verde, carica di energia. In profumeria viene utilizzato da poco, per la sua rarità. Non dimentichiamo il kumquat o mandarino cinese, che da qualche anno compare anche sulle nostre tavole nel periodo natalizio, e infonde al profumo un tocco di effervescente esotismo.


           Mandarino                                     Yuzu                                     Kumquat