05 maggio 2013
Sua Maestà Il Profumo 
06 aprile 2013
Profumi di primavera... 
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La raccolta dell'iris
Ormai non è più un segreto che il prezioso effluvio dell’iris non proviene dai petali del suo fiore bensì dal rizoma. Ma quanti sanno che il laborioso processo di estrazione del principio olfattivo comincia proprio in questi giorni con la raccolta dei preziosi tuberi?


Anni fa, percorrendo le colline del Chianti nel mese di maggio, si poteva assistere alla meravigliosa fioritura dell’Iris Fiorentina o della sua variante minore, l’Iris Pallida, la cui coltivazione per la raccolta dei rizomi da impiegare in farmacopea e in profumeria rappresentava, ancora all’inizio del secolo scorso, una delle risorse agricole più interessanti per la Toscana. A parte l'impiego dell'essenza vera e propria, il rizoma finemente polverizzato viene usato ancora oggi per profumare talchi e ciprie, nonché dentifrici e sacchetti per la biancheria. Nelle campagne era uso dare un pezzetto di rizoma da masticare ai bambini in fase di dentizione e per conferire un aroma particolare al vino. Esiste tuttora una cooperativa che promuove la coltura dell’iris e a partire dalla fine di luglio si può ancora assistere alla raccolta artigianale dei rizomi.







Nella zona tra San Polo in Chianti e Poggio alla Croce, al mattino presto i contadini si avviano verso i campi quando l’aria è ancora fresca e iniziano la raccolta dei rizomi. Sono ormai trascorsi tre anni dalla piantagione delle barbatelle (porzioni di rizoma con radici e foglie) ed  ad ogni primavera si è provveduto alla pulizia dalle erbacce. La prima fase del raccolto consiste nel “cavare” l’iris da terra, mediante una piccola zappa detta “ubbidiente”. Tolta la terra, si stacca la pianta dal rizoma, lasciandone solo una parte per la ripiantagione. Si procede poi alla “sbarbucciatura”, ovvero alla pulitura del rizoma dalle radici. I pezzi di rizoma tagliati a fette, vengono poi messi a seccare sulle “tese”, lunghe file di cannicciati sollevati da terra.



I rizomi di iris contengono delle molecole denominate “ironi” le quali posseggono un odore intenso e penetrante, che spiega l’impiego dell’iris in profumeria sin dal XVIII secolo e la grande notorietà della polvere di iris. Il periodo di essiccazione dura dai due ai tre anni circa per consentire la formazione degli "ironi" e massimizzare il rendimento olfattivo; in seguito si procede con la distillazione. La sostanza ricavata viene denominata “burro” perché di consistenza ed aspetto simile a temperatura ambiente. Con 1000 Kg di rizoma fresco si ottengono 250Kg di prodotto essiccato e dopo macinazione e distillazione si otterranno 2 litri di olio essenziale. 
Questo spiega perché l’iris sia considerato una delle sostanze più nobili della paletta olfattiva ed il costo del “burro” raggiunga delle vette molto selettive.



Usato in dosi anche infinitesimali, l’iris naturale ha il potere di conferire da sempre alle fragranze femminili una sensualità romantica, un tocco delicato e nostalgico definito “cipriate”. Un fascino che sta progressivamente colorando anche alcune creazioni maschili.

Il giardino dell'iris
Per gli amanti di questo fiore uno spettacolo veramente unico è offerto dal giardino dell'iris di Firenze, gestito dalla Società italiana dell'iris. Situato al Piazzale Michelangelo, nel lato est digradante verso l'Arno, il giardino - aperto dal 2 al 20 maggio tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19 - è una straordinaria mostra vivente di oltre tremila varietà di iris.

L'acqua della regina
Si dice che il profumo dall'aroma di mammola ricavato dal rizoma dell’iris, fosse il preferito di Caterina dei Medici, che portò con sé in Francia i segreti di quella essenza odorosa che da lei prese il nome di "Acqua della regina". Oggi l'antica ricetta viene realizzata solo dall'Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze, l'antica farmacia conventuale che risale al 1200 e che è l'unica al mondo a realizzare i prodotti seguendo ancora le indicazioni dei frati domenicani, restando fedele a una tradizione secolare.