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L'Egitto dei faraoni: i profumi verso il cielo

Il profumo è legato indissolubilmente alla civiltà egizia. Serve da intermediario fra l’uomo e gli dei. E’ nato nei templi, è presente in tutti i rituali: purifica, partecipa ad ogni tappa della vita umana, del contatto con le divinità, dei riti dell’imbalsamazione dei defunti.
Gli Egizi, grazie alla loro arte dei profumi e degli aromi, precorrono degnamente le scoperte scientifiche future. La loro influenza si estende fino in Asia, dove Palmira e Babilonia sono i due grandi centri di attività per i profumi.


Gli Egizi utilizzano degli aromi che favoriscono l’elevazione dell’anima: resina di terebinto, olibano, galbano, laudano, mirra
Olii profumati, unguenti e belletti partecipano ugualmente al rito: ogni mattina i sacerdoti procedono alla pulizia delle statue divine poi ungono ed imbellettano il loro viso.
Attraverso queste offerte, gli Egizi si assicurano la protezione degli dei per il loro passaggio nell’aldilà che necessita del mantenimento dell’integrità del corpo. Questa credenza è alla base della pratica dell’imbalsamazione che conserva intatto il corpo grazie a sostanze imputrescibili e profumate.

Accanto ai luoghi di culto, il tempio possiede dei locali dove i sacerdoti, aiutati dai loro assistenti, preparano gli aromi da bruciare e l’olio profumato destinato agli dei. Le manipolazioni richiedono lunghi mesi di lavoro. Gli assistenti pestano le piante, i fiori, i grappoli, le erbe aromatiche e tritano resine e gomme. Altri rimestano in grandi calderoni il vino, gli olii, il miele e il sacerdote officiante, capo del laboratorio, legge loro la formula incisa sui muri. Alcuni elementi non sono scritti ma trasmessi oralmente dai sacerdoti per evitare la divulgazione dei segreti. Uno di questi locali è stato scoperto nel grande tempio  di Edfou, sulla riva sinistra del Nilo, un centinaio di chilometri a sud di Luxor. Venne costruito sotto il regno di Tolomeo III, nel 237a.C., e dedicato a Horus, il Dio del cielo. Gli aromi erano conservati al riparo dai raggi del sole; alcune iscrizioni sulle pareti di una delle stanze rivelano i segreti di fabbricazione di unguenti, profumi ed oli.

Sostanze profumate e belletti non lasciano insensibili i mortali che li utilizzano dapprima per le loro virtù magiche e terapeutiche. Ma rapidamente diventano strumenti di seduzione grazie al loro potere odoroso ed estetico.

Ma via via che il lusso e la raffinatezza entrano nella vita privata, gli Egizi iniziano ad impiegare le sostanze odorose anche nell'igiene quotidiana. Nasce allora una vera e propria industria dei profumi, senza dubbio favorita dalla spedizione navale della regina Hatshepsut nel mitico "Paese di Punt",  una regione che doveva estendersi dalla Somalia al nord dell’Etiopia.
Le due resine più note sono l’incenso propriamente detto (Boswellia sacra) e l’arbusto della mirra (Commiphora burseraceae).

Il profumo originale utilizzato dai faraoni è il "Kyphi", composto da più di 60 essenze.
Le materie prime abbondano sul posto ma si fanno ugualmente arrivare materie prime odorose dalla Libia, dal Medio Oriente, dall’Arabia: legni odorosi, olii di pino e di olivo, mirra, cannella, spezie delle Indie, Balsamo di Giudea. Il commercio degli aromi è diffuso in tutto il mondo antico.