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Il Medioevo: i profumi e la loro virtù

Con la caduta dell’impero romano nel 476 d.C. viene in parte smarrito, o dimenticato tutto il bagaglio di conoscenze, scientifiche e non, e di usi e costumi acquisito dall’Occidente nel corso di secoli di scambi tra i popoli del bacino del Mediterraneo.

Grazie all’opera di conservazione della Chiesa, molti documenti antichi sopravvissero alle invasioni barbariche; ma fu soprattutto grazie al mantenimento di una fitta rete di contatti e scambi commerciali col vicino Oriente (soprattutto con gli Arabi) che prosegue e si sviluppa la cultura e la scienza nel Medioevo.

Il cattolicesimo è ormai riconosciuto e diffuso. L’uso dell’incenso si diffonde al di fuori del culto. Gli aromi, considerati beni preziosi, sono offerti durante le grandi occasioni, in previsione di scambi futuri: il califfo di Bagdad, Haroun al-Raschid ne offre all’imperatore Carlo Magno.

Grazie alle Crociate (1096-1291) gli scambi tra Oriente ed Occidente si intensificano, migliorando così i canali commerciali. I Crociati importano dall’Oriente aromi e spezie nuove e reintroducono l’abitudine di accompagnare la toilette con applicazioni profumate. Dal X al XV secolo, Venezia è il grande centro della distribuzione e del commercio marittimo in tutta l’Europa. In Spagna, gli Arabi danno un grande contributo alla profumeria: dal X al XIII secolo Cordova rivaleggia con Bagdad in lusso ed erudizione.

Si sviluppa una grande concorrenza tra apotecari, speziali, venditori di erbe e venditori di aromi. Nel XIII secolo, si comincia a regolamentare in modo più preciso le differenti corporazioni dei Mestieri.
Nel Medioevo, uomini e donne si bagnano spesso: come nell’Antichità, i bagni sono aromatizzati con erbe e profumi. Costituiscono una norma di cortesia nei confronti degli invitati. I bagni sono fatti senza divisione tra i sessi, vi vengono serviti i pasti. Solo i grandi personaggi hanno bagni privati; vi sono anche numerosi bagni pubblici a cui chiunque può accedere. Il ruolo igienico dei bagni serve talvolta come pretesto per altre attività. In seguito a numerosi scandali, i magistrati chiedono che i sessi siano separati ed il clero esige la chiusura definitiva dei bagni.

A tavola vengono portate ai convitati bacinelle di acqua profumata per sciacquarsi le mani: a quest’epoca si mangia ancora con le dita.
Fino al Rinascimento, l’uso dei profumi alla violetta, alla lavanda, al fiore d’arancio si diffonde presso le dame nobili o fortunate e quelle eleganti nascondono sotto le loro vesti o nella biancheria sacchetti profumati.

Nel 1347, un vascello genovese di ritorno da un viaggio sulle coste del Mar Nero, riporta la peste con sè. Nel giro di un anno tutta l’Europa è contagiata. Aspersioni, fumigazioni e vini aromatizzati sono utilizzati per lottare contro il contagio. Uomini e donne inalano materie aromatiche preziose contenute in palline odorose, chiamate anche mele di musc o di ambra, in seguito pomanders.
Per purificare e profumare le case si brucia dell’alloro o del rosmarino nei camini e si cosparge il pavimento di erbe odorose.
 
A Salerno si scopre la distillazione dell’alcool. Sostituendo l’olio come eccipiente del profumo, questo liquido volatile e neutro trasforma radicalmente la profumeria: è nata la profumeria alcolica.
Cinquant’anni dopo, verso il 1370, la regina Elisabetta di Ungheria ispira il primo nome di un profumo: l’acqua di Ungheria, un estratto di rosmarino e di lavanda a base di alcool. Secondo la leggenda, l’eremita che compose questa fragranza e la presentò alla regina le avrebbe assicurato che ella avrebbe mantenuto intatta la sua bellezza fino alla morte. Sembra che l’incanto abbia funzionato, dal momento che Elisabetta di Ungheria sposò il re di Polonia all’età di settant’anni.

A quest’epoca Grasse è già rinomata per le sue concerie. Dal XII secolo intrattiene fitti legami commerciali con Genova ma soprattutto con la Spagna, dalla quale acquista le pelli. Gli abitanti di Grasse distillano già le piante e vendono i loro prodotti sui mercati, ma la città non ha ancora ottenuto una grande fama.

Apparso verso la fine del XVI secolo, l’aceto aromatico è tradizionalmente una miscela di aceto al quale si aggiungono in proporzioni variabili prodotti odorosi naturali e freschi, solitamente essenze di fiori e di frutti. Il prodotto, dall’aroma intenso viene utilizzato come rimedio contro i malanni, se ne fanno solitamente inspirare i vapori alle dame che svengono, per rianimarle.