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La vaniglia è una pianta lianosa che appartiene alla famiglia delle Orchidee, ma è l’unica di esse a non essere coltivata per scopi ornamentali. Conosciuta nell’America Centrale fin dal XIII secolo, i suoi baccelli venivano utilizzati per profumare una bevanda a base di cacao. Narra una leggenda totonaca (una popolazione messicana dell’epoca precolombiana) che un giovane cacciatore rapì una principessa votata al culto della dea Tonacayohua. I sacerdoti riuscirono a catturare i due giovani e li sacrificarono alla dea. L’erba imbevuta del loro sangue seccò e diede vita ad un arbusto dal cui tronco spuntò un’orchidea profumata, l’anima innocente della fanciulla: l’orchidea era la vaniglia, che nacque così dal sangue di una principessa. Nel 1812 la pianta arrivò al Giardino Botanico di Parigi, ma per lunghi anni non si scoprì il segreto della fecondazione dei fiori, che nel Messico avveniva per mezzo di insetti presenti solo in America Centrale. Il problema fu risolto impollinando a mano i fiori grazie all’opera di donne soprannominate “marieuses”. Questo procedimento ebbe anche l’effetto di togliere al Messico l’esclusività e il primato della coltivazione della vaniglia, che ora appartiene al Madagascar e all’Indonesia. Ancora oggi si usa il metodo di chi l’ha scoperta, Edmond Albius. La procedura utilizzata è molto complessa e richiede delicatezza e precisione, caratteristiche che la rendono particolarmente adatta a personale femminile. Si realizza manualmente da fiore a fiore e va effettuata al mattino presto perché i fiori sopravvivono solo per qualche ora e quando non c’è umidità che, altrimenti, impedirebbe la fioritura. Tutto ciò contribuisce a rendere la vaniglia una materia prima particolarmente preziosa.