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La violetta

La Violetta di Parma rappresenta, per il mondo della profumeria italiana, un patrimonio storico e culturale di cui essere fieri. Attualmente, nelle creazioni moderne, la rappresentazione olfattiva della violetta si ottiene attraverso l’impiego di molecole di sintesi dette iononi (dal greco ion, violetta) scoperte nel 1893 dai chimici tedeschi Tiemann e Krüger, per infondere il delicato profumo discreto, elegante e con un aggraziato tocco retrò. Si usa ugualmente sottoporre la foglia della violetta a distillazione a vapore o ad estrazione con solventi vari per ricavarne l’odore che, oltre all’effetto “cipriato” tipico del fiore, aggiunge la verde freschezza di un accenno vegetale. Ma, almeno in passato, si è potuto utilizzare il delicato petalo della violetta in composizioni profumate?

Anche se conosciuto sin dall’antichità in tutto il bacino del Mediterraneo, fu solo agli inizi del XIX secolo che il fiore di violetta raggiunse la notorietà universale e cominciò ad essere apprezzato maggiormente per il suo profumo. Napoleone lo amava moltissimo ed assai più di lui la sua seconda moglie. L’imperatrice Maria Luigia d’Austria, quando diventò Duchessa di Parma, volle impiantare una coltivazione di violette che presero il nome dalla città emiliana e che ne divennero da allora uno dei simboli. I frati del Convento dell’Annunciata di Parma riuscirono ad ottenere dal fiore e dalle foglie di violetta un’essenza che entrava nella formula segreta di un profumo ad uso esclusivo di Maria Luigia. Nel 1870 Ludovico Borsari raccolse l’eredità dei frati e ne fece una produzione destinata ad un pubblico più vasto: nasceva la prima grande industria italiana di profumi.



Nel corso del XIX secolo la coltivazione della Violetta (di cui la varietà “di Parma” restava una delle più apprezzate) si diffuse largamente in tutta Europa, ma soprattutto nella zona di Grasse. In ottobre ed in marzo, quando i bouquet di violette si vendevano meno, squadre di lavoratori provenienti dal vicino Piemonte raccoglievano a mano le corolle delle violette, che poi venivano sottoposte ad “enfleurage”. Si tratta di un metodo di estrazione molto lungo, elaborato e costoso, perché effettuabile soltanto a mano e per questi motivi oggi è stato quasi completamente abbandonato. I petali del fiore vengono disposti su telai ricoperti da uno strato di grasso al quale rilasceranno il loro profumo. Questa operazione è ripetuta 30/40 volte di seguito. Una volta saturo di profumo, il grasso viene tolto dal telaio e passato con alcool affinché il principio olfattivo si dissolva in esso: una volta evaporato l’alcool si recupera l’Assoluto di pomata.

Dal 1935, a causa di una malattia che distrusse quasi completamente le coltivazioni di violetta di Parma nella zona intorno a Grasse, dell’impiego sempre più frequente degli iononi, dei costi di produzione divenuti esorbitanti ed anche di un mutato gusto del pubblico, l’utilizzo dell’assoluta di violetta nelle composizioni profumate è andato via via diminuendo, sino ad una riscoperta sempre più accentuata dal 2005.

Il delicato profumo di violetta è stato interpretato nelle fragranze femminili all’inizio del XX secolo soprattutto da Caron, con Violette Précieuse, Fleurs de Rocaille e Pharnesiana. Nel 1983 Sophia Grojsman crea per Yves Saint Laurent Paris, un profumo costruito attorno ad un accordo rosa-violetta di ispirazione nordafricana. Seguiranno nel 1999 J’Adore di Dior, con freschi accenni verdi e fruttati a contornare le note di Violetta, e Lolita Lempicka Eau De Toilette, avvolta in un caloroso abbraccio orientale con succosi toni gourmandes. Nel 2006 viene lanciato da Guerlain Insolence, intrigante connubio di rosa e fior d’arancio velati da note cipriate di Iris e Violetta, declinato anche nelle versioni successive di questa fragranza. Nel corso del 2007 la violetta entra in composizioni quali Armani Code Elixir de Parfum, avvolgente e misterioso, e Zen di Shiseido, caratterizzato dalla sobria raffinatezza dell’accordo chypre, note fruttate e tocchi di violetta; Moschino Funny (2007) e Hippy Fizz, sempre di Moschino ma del 2008, la rivestono con il brio di accenti agrumati e freschi bouquet fioriti.  Tra le novità del 2009, il fiore di violetta compare in Cascade di Chopard, una fragranza dalla seducente personalità ambrata, con sfumature fiorite e cipriate di iris e violetta; in Velvet Forest Wood di Dsquared2, con un inedito mix di foglie e legno di violetta; in Collection Extraordinaire Orchidée Vanille di Van Cleef & Arpels, dove il carattere ambrato reso malizioso da note gourmandes si vela di un delicato accenno di fava tonka e violetta; infine Blv II EDP di Bulgari, dal fascino elegante dei fiori, la carezzevole armonia delle note cipriate e muschiate e la leggera freschezza di un tocco verde.
Ma l’impiego della violetta non è stato riservato esclusivamente all’universo femminile. Se ne possono trovare tracce in Equipage di Hermés, del 1970 o in Grey Flannel (fiori e foglie) del 1976, sino a culminare nel 1988 con Fahrenheit di Dior, una fragranza a cui i fiori di biancospino e caprifoglio e le note di foglie di violetta conferiscono una delicata sfumatura che attenua, senza togliere eleganza, la personalità legnosa.