Il popolo ebreo: i profumi della sacra Bibbia

La Bibbia ci insegna che i profumi sono molto utilizzati nella vita quotidiana. L’igiene, sinonimo di purificazione corporale, è indispensabile. Infatti, la Bibbia è la più viva testimonianza dell’importanza dei profumi presso gli Ebrei.
Mosè definisce i differenti utilizzi dei bagni e delle abluzioni per donne e uomini. Prima del pasto, si procede ad aspergere del profumo, si aromatizzano i vini e si bruciano aromi nelle sale delle feste. I sacerdoti leviti sono allo stesso tempo medici e profumieri, il che indica lo stretto legame tra medicina, magia, cucina e profumi.

Il ruolo sacro dei profumi è definito nel Libro dell’Esodo. Dio, nella legge aveva ordinato di costruire un altare dei profumi e di offrire su di esso del profumo, aggiungendo anche con che cosa doveva essere fatto il profumo.

Infatti il Signore dice a Mosè: “Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi, con incenso puro, in dosi uguali; e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te; esso vi sarà cosa santissima” (Es. 30,34-36);

L’incenso è il profumo per eccellenza. E’ riservato al culto. Il profumo è un segno d’onore e di riconoscenza al dio vivente.

L’Adorazione dei Magi

“Poiché era nato Gesù a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, ecco che dei Magi venuti dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme. Entrando nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre e, prostrati, lo adorarono; aprendo il loro cofanetto, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt. 2, 11).

I Magi sono senza dubbio degli astrologi babilonesi. I loro doni sono dei simboli. Da molti secoli si pensa che l’oro indichi il futuro re dei Giudei, l’incenso un omaggio a Dio, la mirra, aroma funerario, un riferimento alle sue qualità umane.
Il profumo riveste un ruolo nei riti funerari. Presso gli Ebrei, l’imbalsamazione non veniva praticata, ma il defunto era asperso con acqua profumata e il suo corpo veniva unto con olii aromatici.

L’aloe è uno dei profumi più popolari presso gli Ebrei. Anche il nardo è molto apprezzato. E’ una graminacea che odora di spezie e che viene chiamata la Verbena delle Indie. Profumo molto costoso, diventa nell’Antichità un termine generico per indicare il profumo dal valore elevato. Il Cantico dei Cantici, melopea da cantare alle nozze, enumera il nardo, il fiore della vite, la canna odorosa, il cinnamomo, il giglio e la melagrana.

La scienza dei cosmetici è altrettanto sviluppata presso gli Ebrei che presso gli Egizi. In tutti i paesi biblici il profumo è utilizzato sotto forma di preparati unguentari (detti puk), di oli profumati, di polveri a base di henna, ma anche di sacchetti di erbe aromatiche portati addosso o messi fra i vestiti.

Nel servizio del Tempio di Gerusalemme l’offerta dei profumi aveva un ruolo predominante. Allo Yom Kippùr, il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso, o meglio dei profumi da bruciare (detti timiati), una mistura a base d’incenso.

Profumi da bruciare

Nel paese di Avila, circondato da Pison, uno dei fiumi del Paradiso terrestre, oltre all’oro “si trovano pure il bdellio e l’ònice”: questo riferimento al “bdellio”, resina odorosa della misteriosa terra di Avila, è il primo che troviamo nel Vecchio Testamento.

Il bdellio dovrebbe corrispondere a numerose specie di Commiphora, arbusti spinosi indigeni delle regioni che si estendevano dall’India occidentale all’Africa orientale. La loro resina si presentava in gocce sferoidali, rossastre o rosso-brune, dall’odore aromatico che ricordava la mirra.

Viene poi citato l’ònice, termine che fa pensare alla “pietra d’ònice”, mentre invece potrebbe trattarsi dell’onichia, una misteriosa materia aromatica che compare anche fra gli ingredienti dei profumi da bruciare (timiati) prescritti a Mosè per il culto.

L’episodio di Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto dai suoi fratelli agli Ismaeliti, testimonia dei commerci di materie aromatiche che si svolgevano nella regione della Mezzaluna Fertile, tra le quali resina, laudano e balsamo.

La “resina” è forse il bdellio. Il “laudano” potrebbe essere identificato con un labdano del cisto cretico. Anche il labdano del cisto entrava nella composizione dei timiati, ovvero dei profumi da bruciare durante il culto religioso.
Il “balsamo” – che nel mondo classico proveniva soprattutto dalla Giudea, portatovi dalla leggendaria regina di Saba – è invece una resina fragrante prodotta da arbusti di varie specie, tipo il balsamodendron gileadense.

Preparati unguentari

Nei paesi biblici il profumo più costoso si trovava sotto forma di unguento (il puk). L’olfatto era uno dei sensi più considerati: non a caso erano gli olii profumati e l’incenso i mezzi per mettersi in comunione con Dio, per purificare sè stessi e il luogo dove si sarebbe svolto il dialogo con il Creatore.

Infatti a Mosè fu insegnato a preparare l’olio per l’unzione: “Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamomo odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna odorifera, duecentocinquanta; cassia cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario (16,4 g circa) e un hin (5, 83 litri circa) d’olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere” (Es. 30, 22-25).

Nel regno di Israele il commercio delle erbe era molto sviluppato: si importavano olio di mirto o di basilico dal Mediterraneo; cannella da Ceylon, dal Libano il cedro, dall’India il calamo aromatico.

Per ottenere l’olio santo o anche diversi olii per unzioni, i profumieri facevano macerare a caldo piante e resine aromatiche nell’olio. A volte, alla maniera degli Egizi, estraevano il succo di piante particolarmente aromatiche, strizzandole in un panno e facendone stillare il succo in un vaso. Gli scavi hanno riportato alla luce mortai per frantumare radici, rizomi o resine aromatiche, fornelli per macerare a caldo e anfore per acque profumate, vasetti e fiale in terracotta, in vetro o in alabastro visibili ancora oggi nei musei archeologici di Haifa e Gerusalemme.

Di due artigiani e profumieri sono tramandati anche i nomi: Bezaleel e Ooliab.