L’Oriente: i profumi tra medicina e zen

Rimasto per secoli ai confini del mondo conosciuto, per tutti gli europei l’Estremo Oriente ha sempre rappresentato un luogo misterioso e affascinante, fonte di meraviglie di ogni genere: dagli aromi ai fiori, alle sete e alle merci più preziose.

Nel Medioevo, tutte le conoscenze che si avevano in Europa del lontano Catai, l?odierna Cina, si basavano sulle memorie di Marco Polo, raccolte in un libro intitolato Il Milione. Parlavano di civiltà sconosciute dai tesori favolosi, ricche di prodotti ricercatissimi dai mercanti occidentali, come aromi e spezie. Il libro fu copiato a mano per due secoli e dal 1477 ha continuato a essere stampato in molte lingue, alimentando a tal punto la leggenda che Cristoforo Colombo partì alla ricerca di una nuova via per raggiungere questi luoghi favolosi.

La storia dello stretto rapporto tra profumi, aromi, fiori e cultura orientale giunge a noi attraverso miti e leggende di grande poesia e suggestione.

Secondo un detto cinese, le ragazze più belle della Cina hanno un corpo molto profumato. Per questo motivo si usava dare alle figlie, sin dall’età di due o tre  anni, delle bevande aromatiche nella speranza che crescessero belle e profumate.

Le tre grandi bellezze della Cina erano Xiang Fei, Yang Kuei-fei e Hsi Shih. Oltre che per la loro straordinaria bellezza, queste donne erano famose per il profumo ricco e delicato del loro corpo, perché “un corpo che emana un odore gradevole” è molto apprezzato in Cina. La formula della “pozione di bellezza” profumata viene descritta nell’antico libro “Mille Rimedi d’Oro”: è fatta di olio essenziale estratto dalle foglie essiccate di patchouli.

Un’antica favola cinese decanta le virtù mistiche della fragranza di telosma cordata: “C’era una volta un gruppo di guerrieri che aveva assediato un castello nemico. Al crepuscolo si diffuse nell’aria un profumo dolce che placò i sentimenti aggressivi dei guerrieri. Il mattino seguente i guerrieri abbandonarono il castello e si ritirarono”. Questo dolce profumo era la fragranza di telosma cordata.

Il Giappone offre una gran varietà di profumi: il profumo dei fiori di ciliegio che cadono in primavera, o ancora quelli dei boschi nei pressi dei templi shintoisti o buddisti come l’aroma dell’incenso (koh in giapponese) protagonista del Koh-do. Senza dimenticare poi il profumo del tè verde, la bevanda più diffusa nel paese. Dolce e amara allo stesso tempo, questa infusione rappresenta una vera e propria istituzione in Giappone, la cerimonia del tè.

Grandi distese di camelie s’incontrano procedendo in molti parchi: con l’arrivo della primavera fioriscono e il loro profumo dolce e fresco si diffonde intorno. Aria pura, acqua limpida e buon riso maturo. Sono questi i fattori che influenzano la bellezza di una donna secondo la disciplina Zen. I canoni della bellezza giapponese non sono cambiati nei secoli: la tradizione vuole la figura femminile pallida e snella, con lunghi capelli di seta, ingentilita da un buon portamento e dalla perfetta conoscenza dell’ikebana, l’arte dei fiori.

Sotto la loro pelle di loto le donne giapponesi nascondono la bellezza più intima, dote preziosa da proteggere e rivelare lentamente, in un sensuale gioco di seduzione che attira molto più di quanto non possa fare la semplice ostentazione.
Nella “fiaba di Genji” Lady Kaoru emana un profumo celestiale. Quando lo scrittore giapponese Yasushi Inoue si recò a Kashgar e chiese agli abitanti più anziani del villaggio notizie su Xiang Fei, gli fu risposto che “il suo aroma corporeo era lo stupendo profumo del fiore di saso” (l’ulivo profumato).