Giugno e settembre sono i mesi nei quali si raccoglie la maggior parte delle piante aromatiche.

Conosciute e apprezzate fin dall’antichità per le virtù loro attribuite, il loro profumo sarà ampiamente utilizzato dapprima nella medicina e negli olii di benessere, dando origine all’aromaterapia; in seguito, i loro effluvi vivificanti ed evocativi di spazi all’aria aperta entreranno sempre di più nella composizione di fragranze, principalmente maschili, dove lavanda, rosmarino, salvia, artemisia apportano un tono di virile freschezza.

Proprio per mantenerne intatta tutta la vivacità e il potere energizzante, le piante aromatiche vengono sottoposte a distillazione.

Ampiamente utilizzate in ogni cucina, alcune di esse rivelano sorprendentemente un’anima più nascosta ma ugualmente ricca di storia e di interesse quando sono ancora fresche.

Fin dall’Antichità i medici greci e romani prescrivevano i semi di prezzemolo per il trattamento della sterilità. In Francia, ancora oggi il prezzemolo è considerato un esaltatore della libido e rimedio contro i problemi sessuali maschili.

Si dice che Rasputin versasse semi di aneto nell’acqua del suo bagno ed in quella delle giovani dame che voleva sedurre. Nella tradizione araba l’estragone, rinomato per le sue virtù afrodisiache, serviva per preparare filtri d’amore. Gli Indiani d’America ne strofinavano il corpo e i vestiti, credendo di rendersi irresistibili all’altro sesso. Uno degli aneddoti più curiosi riguarda la santoreggia. Fra tutte le erbe aromatiche e officinali coltivate nei conventi e nei monasteri, essa era la sola esclusa proprio a causa delle sue virtù dinamizzanti. Si consigliava alle mogli di cospargerla come pepe sulla carne grigliata per risvegliare il desiderio di mariti svogliati.

L’associazione tra mirto e matrimonio risale a tempi remoti: credendo che facesse innamorare e proteggesse la vita sentimentale, i Romani lo avevano consacrato a Venere. I novelli sposi ne portavano corone intrecciate il giorno delle nozze. In Inghilterra ancora oggi si dice che il mirto che cresce in un giardino annuncia l’avvicinarsi del matrimonio di un membro della famiglia.

La verbena era considerata una "pianta d’amore", conosciuta nel mondo gallo-romano perché rianimava la fiamma e per questo motivo dedicata a Venere. Le ricette di filtri amorosi sono molto numerose. Alcune esigevano anche una specie di rappresentazione, come una ricetta del 17° secolo: «Il primo venerdì della nuova luna, è necessario procurarsi un coltello nuovo e recarsi a cogliere la verbena. Bisogna inginocchiarsi con il viso rivolto al sole che sorge e mentre si taglia l’erba dire: Sara isquina safos (io ti colgo, erba potente). La preparerete nella vostra camera. Fate mangiare la polvere che raccoglierete alla persona desiderata».