Nel 15° secolo, in Italia, il colore biondo di capelli non è una caratteristica genetica molto diffusa. Questo colore è però molto ambìto, soprattutto dalle donne di rango elevato delle corti centro-settentrionali che ricorrono a ritrovati per decolorare e tingere variamente la propria capigliatura, nel tono di biondo desiderato. Le tonalità cambiano non solo in base alle sostanze decoloranti utilizzate, ma anche a preferenze estetiche di carattere culturale legate alle aree geografiche di provenienza: si distinguono, in modo particolare, il biondo veneziano, il biondo fiorentino e il biondo alla napoletana. E Leonardo ci lascia le sue ricette: “Per li capelli di neri gialli” e “A fare capelli di tané” di un colore, cioè, simile al guscio delle castagne.

Anche le acconciature sono ricche non solo di colore ma anche di tessuti e reti profumati, gioielli e fermacapelli: nei dipinti dell’epoca sono numerose le varietà di “coazzone”, la lunga treccia avvolta in nastri, sete e teli che giunge nell’area padana prima grazie a Isabella d’Aragona e, poi, a Beatrice d’Este.

 

Le chiome delle dame sono luminose e decorate con tessuti profumati

 

(testi a cura di Maria Pirulli)