LEONARDO e i profumi

Leonardo si dedica all’arte della profumeria quale scienza che gli permette di conservare l’essenza olfattiva delle cose: da un punto di vista filosofico, si tratta di un’attenzione del da Vinci alla conoscenza più profonda della natura che parte sempre dall’esperienza.

Dal lato olfattivo, le refragranze riportano in vita la memoria dell’esperienza, paragonata da Leonardo stesso alla musica. Le ricette per i profumi sono ricavate da sostanze di miscellanee naturali, sottoposte a un processo di destillazione a lambicco.

Nel Rinascimento, l’arte della profumeria cresce soprattutto a Venezia e, in seguito, a Genova e a Firenze.

Già nel 13° secolo, a Venezia – sull’isola di Murano – si sviluppa l’arte del vetro soffiato: proprio dalle fornaci veneziane provengono i più ricercati contenitori per vari tipi di profumi, quelli sotto forma di unguento, quelli liquidi e quelli in polvere.

Ed è proprio a Venezia, al centro di importanti scambi internazionali nel 15° secolo, che arrivano dall’Oriente fragranti spezie esotiche e profumi derivati da secrezioni di ghiandole animali, muschio e zibetto tra tutte. Venezia diventa così una delle capitali della profumeria occidentale. Qui arrivano acquirenti raffinati come Isabella d’Este che compra muschi, ambre e zibetti, oltre a benzoino, acque di rosa e acque muschiate. Anche il duca di Milano, Ludovico Sforza, cerca proprio qui “Uno gibetto dal quale se cava el muschio et perché grandissimo desiderio de haverne, et non havendone possuto havere fin qui”, e si raccomanda di ottenerlo al miglior prezzo possibile ma, se di buona qualità, “lo comprareti, costa quanto se vole”.

A Venezia è anche pubblicato, nel 1595, il ricettario di Giovanni Ventura Rossetti – fondamentale per la storia del profumo – Notandissimi secreti dell’arte profumatoria, il primo che ebbe il privilegio della stampa e che si distingue dai precedenti ricettari per il suo carattere monografico e la trattazione più scientifica. Quasi tutte le 330 ricette, infatti, si occupano di profumi e di cosmetici, salvo poche eccezioni che riguardano inchiostri e tinture.

In quest’epoca, non solo le persone, i loro vestiti e gli ambienti sono impregnati di profumo, ma al pianoterra dei palazzi sono attrezzate distillerie, dove le signore di casa possono creare profumi anche con i fiori e le spezie dei loro giardini, come le rose, le violette, la melissa, la salvia, le foglie di noce…Le giovani donne spesso imparano il mestiere di produttrici di profumo [1].

L’utilizzo del profumo acquista sempre maggiore importanza cosi da divenire un compagno di vita indispensabile per le donne e per gli uomini, sia per scacciare i cattivi odori causati dalla sporcizia nelle strade, che per coprire gli odori sgradevoli derivanti da una scarsa pulizia, conseguentemente all’abbandono dell’acqua in fatto d’igiene. Con il dilagare delle malattie pestilenziali, infatti, la pratica del bagno termale pubblico cade in disuso ipotizzando che i bagni d’acqua calda e di vapore, dilatando i pori della pelle con il calore, lasciassero entrare più facilmente l’aria appestata.

[1] Malgorzata Biniecka, La civiltà del profumo

I fiori e le piante nelle opere di Leonardo

All’inizio del 16° secolo, quando Leonardo da Vinci dà inizio ai suoi avanzati studi di botanica, questa scienza è ancora in una fase puramente descrittiva ed è considerata soltanto accessoria alle arti medicamentose. Anche presso le università di Pisa e Padova, che tra i professori comprendono alcuni dei maggiori botanici del tempo, non è insegnata nessuna autentica scienza botanica in cui le piante sono studiate per sé stesse.

Come in molti altri campi, Leonardo porta il suo lavoro scientifico nell’ambito della botanica ben oltre quello dei suoi contemporanei: non solo rappresenta le piante in modo accurato, ma cerca di comprendere le forze e i processi di queste forme. Nei suoi studi, spesso basati su osservazioni incredibili per il loro tempo, egli è un pioniere nel portare sulla scena la botanica come scienza autentica.

Le piante sono frequentemente usate dai pittori del Rinascimento per decorare gli spazi geometrici e astratti, tipici dei dipinti del tempo specialmente della scuola fiorentina. Queste piante sono solitamente disposte secondo motivi decorativi formali, alcune sono rese in modo accurato, altre sono puramente immaginarie. Oltre alla decorazione, molte piante nell’arte del Rinascimento, hanno un’altra importante funzione, specialmente nei dipinti religiosi. Spesso sono associate a storie di argomento religioso ampiamente note al pubblico e quindi hanno la funzione di far passare un significato attraverso immagini simboliche.

Leonardo sfrutta questi ulteriori livelli di significato in molti dei suoi dipinti e rappresenta le piante con una grande accuratezza botanica e una magistrale resa di luci e ombre. Inoltre, è attento a rappresentare le piante nel proprio habitat e con le specificità stagionali. Queste caratteristiche rendono le piante nei suoi capolavori così speciali [1].

[1] Fritjof Capra, Leonardo e la botanica. Un discorso sulla scienza delle qualità, Aboca, Sansepolcro, 2018

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