Scriveva J.J. Rousseau: “Gli odori scuotono più l’immaginazione che il senso e non colpiscono tanto per ciò che offrono quanto per ciò che fanno presumere”.

Da queste considerazioni scaturisce l’ispirazione di Jean-Pierre Otte. Ne “La vita amorosa dei fiori da profumo” ci accompagna alla scoperta delle sottili strategie messe in atto da madre natura per assicurare ai fiori la garanzia dell’impollinazione. Come belle donne davanti allo specchio, si agghindano con mille colori e profumi per conquistare l’insetto che li feconderà.

Ogni specie ha il suo metodo che si è affinato nelle ere ed è giunto alla perfezione: così la rosa, sfrontata, si veste di strati molteplici di petali, quasi una gonna ampia e vaporosa che invita il “maggiolino delle rose”, la cetonia dorata, a penetrare all’interno per stordirsi con l’odore inebriante del suo nettare. Il mughetto invece è l’immagine stessa della pudicizia e della discrezione: i suoi fiori  sono minuscoli e si aprono solo per i corteggiatori più timidi e delicati che, soli, potranno godere delle gioie profumate del polline. E che dire della vaniglia del Madagascar che, per “sposarsi” e produrre il suo frutto odoroso, denso di lussuriosa sensualità, deve essere fecondata manualmente da operaie specializzate dette “marieuses”, perché l’ape melipona, partner naturale e fedele di questa orchidea, è rimasta in solitaria attesa nel natio Messico?

L’occasione per ricordarci che con tutte le altre specie animali e vegetali facciamo parte di un mondo da rispettare e preservare nella sua unità e molteplicità.