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L’inizio

La prima rudimentale forma di profumeria raggiunge l’occidente durante le campagne di conquista dell’Impero Romano. I primi Romani, più attratti dalle conquiste che dalla toilette, subiscono l’influenza dei paesi e delle civiltà che colonizzano: gli Etruschi fanno loro conoscere la ginestra, il laudano, il pino, il mirto, l’incenso. Le influenze ellenistiche e orientali si diffondono in Italia.

Nerone, durante i funerali di Poppea, brucia una quantità di incenso superiore alla produzione annua dell’Arabia. Nelle terme tutti, donne e poveri compresi, possono lavarsi. Si preparano unguenti, acque aromatiche, profumi, pastiglie e polveri odorose.

La comparsa del vetro nell’11° secolo a.C., e il suo utilizzo come contenitore di sostanze profumate, costituiscono la principale innovazione di questo periodo storico.

Il medioevo e il rinascimento

Nel 476 d.C., alla caduta dell’Impero Romano, il bagaglio di conoscenze è in parte dimenticato insieme agli usi e costumi ormai acquisiti dai popoli. Grazie all’opera di conservazione della chiesa, molti documenti antichi sopravvivono alle invasioni barbariche e, con la fitta rete di contatti e scambi commerciali col vicino Oriente (soprattutto con gli Arabi), si sviluppa la cultura e la scienza nel Medioevo.

Durante le Crociate (1096-1291), gli scambi commerciali si intensificano, si importano aromi e spezie nuove dall’Oriente. Venezia è il più grande centro della distribuzione e del commercio marittimo in tutta l’Europa: si instaura un sistema di comunicazione commerciale stabile, chiamato “muda”, che collega un territorio molto vasto che va dall’Oriente all’Africa e a tutta l’Europa fino ai mari del nord. Tra i prodotti più preziosi che vengono scambiati ci sono le spezie e i profumi. Le donne veneziane curano il biancore della pelle del viso, la lucentezza e il colore della capigliatura e delle labbra, l’aspetto dei denti, usano i colluttori, si depilano, si truccano gli occhi e hanno una predilezione particolare per i profumi.

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Allo sviluppo di un fiorente mercato dei profumi contribuisce anche Marco Polo che, tornando a Venezia alla fine del 1200, porta con sé le ghiandole del “mosco”, un piccolo mammifero da cui si ricava il profumatissimo muschio, e la descrizione su come estrarlo e usarlo.

Gli spezieri, alchimisti della profumeria, diluiscono in pura acquavite le paste profumate – finora utilizzate solo negli incensieri – dando origine agli antenati dei moderni profumi. È grazie alla Scuola Medica Salernitana che nasce la profumeria alcolica: viene perfezionata la distillazione dell’alcool che permette di sostituire l’olio come eccipiente del profumo.

Grazie alle ricerche scientifiche, il Rinascimento permette di far progredire considerevolmente la profumeria. La chimica sostituisce l’alchimia e migliora la distillazione e la qualità delle essenze.

accademia del profumo- la storia leonardoÈ questo un periodo in cui varie corti sono protagoniste nell’arte profumatoria: a Milano, il “maestro de’ profumi” di Ludovico il Moro è Leonardo da Vinci che scambia segreti e ricette con Caterina Sforza per ottenere una “imperitura salute e bellezza”.

A Mantova, Isabella d’Este – una delle donne più autorevoli del Rinascimento – si dedica alla composizione di monili profumati, “balotte de odore” (profumi solidi che si portano in bussolotti preziosi appesi alla cintura) e “brazaletti de odore” (bracciali nei quali sono inserite pastiglie odorose che profumano sul corpo), approfittando dei viaggi a Genova per comprare l’occorrente. Ma è sicuramente Firenze il centro più rinomato dell’arte cosmetica e profumatoria del Rinascimento: da qui, Caterina de’ Medici parte per andare in sposa, nel 1533, al futuro re di Francia e porta a corte il suo profumiere di fiducia, Renato Bianco, con le preparazioni dei frati di Santa Maria Novella. René le Florentin, subito ribattezzato dai francesi, diventa così il capostipite dei profumieri d’oltralpe.

la profumeria italianaOgnuno ha le sue ricette, tutte segrete. È Giovanventura Rosetti che rompe gli schemi pubblicando nel 1555 i “Notandissimi Secreti de l’Arte Profumatoria”, il primo testo occidentale contenente più di 300 formule per profumi e prodotti cosmetici, che testimonia l’alto livello di conoscenza tecnica e scientifica raggiunto nella Venezia dell’epoca.

L’Italia resta protagonista della scena profumata anche alla fine del 1600 quando, nelle valli di Santa Maria Maggiore in Piemonte, il venditore ambulante Gian Paolo Feminis produce una bevanda, l’Aqua Mirabilis, che a suo dire guarisce tutti i mali. Dal suo paesino di origine si trasferisce a Colonia, in Germania, dove l’Aqua Mirabilis diventa Acqua di Colonia.

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Negli anni, alla profumeria viene finalmente riconosciuto un ruolo e un interesse che non si limita a sostituire l’igiene per nascondere la scarsa pulizia personale e a coprire i cattivi odori ma, anzi, solo con una corretta cura personale è possibile “degustare” a pieno i profumi. Si stanno per gettare le basi della nascita di piccole imprese che segnano l’avvio di una fiorente industria…

A Milano, nel 1778 nasce la “Casa di Profumo, Saponi e Articoli per Toletta Migone & C.”, una delle più longeve case italiane a respiro nazionale e internazionale, fondata da Angelo Migone.

Nel 1827, Pietro Bortolotti a Bologna inizia la produzione dell’“Acqua di Felsina”, una colonia che vanta virtù curative e riceve premi in tutta Europa, tanto da diventare il profumo prediletto di personalità come Guglielmo Marconi e Italo Calvino. Nel 2017, gli eredi Bortolotti ritrovano la formula e lanciano la fragranza “Autentica di Felsina”.

È per Vittorio Emanuele II che Stefano Frecceri crea “Acqua di Genova” nel 1853. Il Re la apprezza moltissimo anche perché è il profumo preferito da Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, una delle donne più belle ed eleganti d’Europa (e sua favorita). Si può dire che l’”Acqua di Genova” è uno dei primi profumi italiani.

E mentre anche la scienza fa passi da gigante – la sintesi dell’urea da parte di Woeler nel 1828 segna l’inizio della chimica organica, di importanza fondamentale nell’evoluzione della profumeria – in Italia, da semplici attività artigianali spesso confinate nel retrobottega delle barberie nascono piccole aziende di profumi che distribuiscono i loro prodotti sul territorio nazionale e all’estero: Ai Colli Fioriti (Milano), Bertelli (Milano, 1884), Bortolotti (Bologna), O.P.S.O. Officina Parmense Sostanze Odorose (Parma), Puglisi & Manara (Palermo), Valsecchi & Morosetti (Milano), Saccò & Borsari (Parma) che nel 1900 si scinderà in Borsari & Figli e Borsari & C. Per fare pubblicità alle loro fragranze utilizzano calendarietti profumati che riportano anche notizie su sport, musica, storia e letteratura. In alcuni casi la realizzazione è affidata a illustratori e artisti famosi, ciò che rende oggi questi oggetti molto ricercati dai collezionisti.

18° secolo e l’inizio 19° secolo

accademia del profumo la storia palmieri felce azzurra 1920Nel 1876, Lodovico Paglieri eredita una piccola profumeria che vende parrucche, cosmetici e profumi. Seguendo un’intuizione, crea un piccolo laboratorio dove realizza prodotti a nome Paglieri e, nel corso degli anni, acquisisce una clientela ristretta ma molto esigente. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1923, nasce l’”Eau de Cologne Felce Azzurra”, seguita nel ’26 dal talco omonimo. Questo prodotto si è rivelato un tale successo che tutt’ora rappresenta un pilastro nella nostra industria.

A Milano, invece, Lorenzo Usellini fonda nel 1883 la società Satinine per l’importazione e la distribuzione di articoli da toilette. Dopo la prima guerra mondiale, intraprende parallelamente anche un’attività di composizione di fragranze (Satinine Officina Odoraria) che si sviluppa anche grazie all’apporto artistico e creativo dei suoi tre figli. Negli anni ’30 nascono profumi come “Orchidea nera” e “Caccia alla volpe”, racchiusi in preziosi flaconi firmati Vetrerie Bormioli. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, con le materie prime che cominciano a scarseggiare, sui flaconi compaiono le scritte “vuoto a rendere”: una volta consumata la fragranza, si può far riempire nuovamente il flacone in profumeria, un concetto che rivive proprio nei nostri giorni.

Nel 1866 la direzione dell’Officina di Santa Maria Novella è assunta per la prima volta da un laico, Cesare Augusto Stefani. In questa officina, fondata nel 1221, i frati domenicani estraggono i medicamenti e i profumi dalle erbe aromatiche e officinali del loro orto. Le ricette sono segrete e custodite gelosamente: alcune sono riservate all’uso esclusivo di principi e granduchi, come l’”Acqua della Regina”, creata appositamente per Caterina de’ Medici. La più illustre cliente è, a metà dell’800, Maria Luigia duchessa di Parma, per la quale i frati realizzano un profumo a base di foglie e fiori di violetta, quella che diventerà la celeberrima “Violetta di Parma”.

Gli esordi della profumeria industriale italiana partono proprio da questo episodio. Infatti, è Ludovico Borsari che dà al delizioso profumo della violetta di Parma una notorietà internazionale. Nel suo negozio di barbiere espone e vende i profumi da lui creati. Presenta le sue creazioni negli eleganti flaconi delle Vetrerie Bormioli, contenitori in vetro e cristallo in stile Liberty o Decò, con etichette di gusto floreale e grafica d’avanguardia a colori. Nel 1870 i frati gli rivelano il segreto della famosa essenza di violetta composta per la duchessa. Borsari elabora la formula di un profumo “Violetta di Parma” e ha l’idea di produrla su vasta scala. Per fare ciò, e per far crescere la sua azienda anche fuori dai confini nazionali, impiega artigiani della zona per produrre flaconi, etichette, nastri, scatole e tutto quanto serve per confezionare e far conoscere il prodotto. Nasce così la prima filiera produttiva del profumo in Italia.

accademia del profumo etichetta acqua di parmaCi affacciamo al nuovo secolo con l’Esposizione Universale del 1900 che attesta per la prima volta il successo del profumo su larga scala: nasce così la profumeria moderna, grazie anche all’utilizzo dello spray che permette di erogare la fragranza direttamente dal flacone.

Sulla scia di quanto accaduto a Parma, la O.P.S.O. Officina Parmense Sostanze Odorose, nel 1916, lancia “Acqua di Parma”, la prima colonia italiana arrivata fino ai giorni nostri.

Gli anni della profumeria italiana fiorente

Sono anni nei quali il panorama della profumeria italiana è fiorente: nascono, sempre a Parma, la Adam (1935), la Ducale (1938), la Trionfale (1940), la Morris (1946), la Italart (1957). Nel 1937, Angelo Vidal – un veneziano dedito alla produzione e commercio di saponi – fonda a Venezia la Vidal (e, nel 1955, lancia “Pino Silvestre”) e, a Milano, Giuseppe Visconti di Modrone – un gentiluomo raffinato, dai molti interessi, divenuto compositore di fragranze – costituisce la Gi.Vi.Emme.

Proprio nella metà del 1900, l’intuizione di alcune di queste aziende porta alle prime collaborazioni con gli stilisti italiani per la creazione delle fragranze e la loro commercializzazione.
Il profumo è, per loro, una nuova avventura. Dagli anni ’70 si affacciano sul mercato: Euroitalia (1978), I.C.R. Industrie Cosmetiche Riunite (1975), Florbath (1975), Giver (1988), Diana De Silva, Eurocosmesi, Mavive (1986), Bulgari, ITF, Ferragamo Parfums, Angelini Beauty, Perfume Holding.

L’ideazione di una nuova fragranza è caratterizzata da nuovi concetti: le aziende licenziatarie dei marchi, con la collaborazione delle case essenziere, lavorano con gli stilisti per studiare profumi che ne enfatizzino i valori.

Ed è proprio la coerenza stilistica tra la moda e il profumo il vero successo di queste collaborazioni, alcune delle quali ancora oggi di grande fama e popolarità.

Tra le prime creazioni profumate degli stilisti italiani ricordiamo K de Krizia (1981), Gianni Versace Donna (1982), Trussardi Donna (1983) seguito dall’Uomo (1984), Gianfranco Ferrè (1984), Coveri pour Homme (1984), Fendi (1985), Moschino (1987), Dolce & Gabbana (1992), Eau Parfumée au The Vert (1992), Salvatore Ferragamo (1998).

In questo momento, la filiera italiana del profumo raggiunge l’apice della notorietà.

A partire dagli anni 2000, il contesto di globalizzazione che non soddisfa pienamente tutti i consumatori spinge alla nascita della cosiddetta “profumeria artistica”, fatta di piccole realtà con ampia libertà espressiva, che rappresentano oggi il fiore all’occhiello della profumeria italiana: accanto agli storici Santa Maria Novella, Acqua di Parma, Borsari emergono (solo per citarne alcuni) Lorenzo Villoresi, Etro, BOIS, Nobile 1942, Carthusia, Eau d’Italie, Calé, Nasomatto, Laboratorio Olfattivo, Masque Milano e molti altri.

L’eredità lasciata dai pionieri della profumeria alle nuove realtà “profumate” è fatta non solo di talento artistico ma anche di una combinazione geniale di capacità artigianale e spirito imprenditoriale, il “bello e ben fatto” che rende il nostro Paese unico al mondo.

Per approfondire la storia della profumeria italiana:

Crediti foto:

Foto Felce Azzurra del 1920 dal sito https://www.paglieri.com/it/la-nostra-storia
Borsari foto violetta, donna cigno, donna con violette, immagine carboni, foto negozio parma colorviola / crediti foto Borsari
O.P.S.O. acqua di parma / crediti foto Silvana Editoriale
Foto creazioni stilisti italiani / crediti foto Marco Beck Peccoz