loto

Il loto, che in passato era classificato nella famiglia delle ninfee (Nenuphar), è ora un genere a sé ed è classificato in due specie, il loto dell’Asia del Sud (Nelumbo Nucifera) e il loto americano (Nelumbo Lutea), a seconda della distribuzione geografica.

Il loto è una pianta acquatica perenne, le sue radici rampicanti crescono nell’acqua torbida e da esse spuntano foglie circolari, a forma di scudo e dallo stelo lungo, che misurano circa 50 centimetri di diametro e si aprono sulla superficie dell’acqua.
Il loto sbocciava nelle paludi e negli stagni ancora prima della comparsa dell’uomo, ed è citato in testi antichi come l’Antico Testamento, Shi-King (Libro di Canti Cinesi) e Kojiki (Antiche Leggende del Giappone).

Gli Ariani che invasero l’India antica credevano nel Brahmanesimo. Tuttavia, con l’espansione del loro regno, furono costretti ad accogliere altre fedi indigene. Le immagini delle divinità Brahmaniche si fusero con quelle della civiltà Indù e il fiore di loto cominciò ad essere venerato come “la Madre di tutto il creato” poiché si immaginava che le creature divine nascessero dai fiori di loto. Nel Buddismo, il fiore di loto è simbolo di “estremo disinteresse per se stessi e dedizione al prossimo”. Il loto è considerato sacro, soprattutto per la purezza dei suoi fiori che emergono dalle acque torbide in tutta la loro bellezza. Il loto rappresenta anche Nirvana. In India le belle donne vengono paragonate a un fiore di loto e sono chiamate Padmin, che vuol dire “Signora del Loto”.

In Vietnam i migliori tipi di tè sono aromatizzati al loto. Nel 1951, uno dei tre semi di loto risalenti a 2000 anni fa, scoperti nella regione Kemigawa in Giappone, fiorì e divenne noto come “il fiore più antico del mondo”. Questa pianta di loto fu chiamata “Loto Ohga“. Il nome giapponese “hasu” deriva dalla parola giapponese “hachisu”, che vuol dire “alveare”, poiché il suo ricettacolo somiglia proprio a un alveare.
Al mattino presto, a metà estate, grossi fiori rosa, rossi, bianchi o gialli, che emergono dall’acqua con spessi rizomi, si aprono all’improvviso.

I componenti aromatici di questi fiori sono contenuti nello stame. Anche i petali sono leggermente profumati, ma hanno un’influenza minima. I componenti aromatici più importanti sono Carioffillene, Pentadecan e Metossibenzene 1.4 che è caratterizzato da una profumazione dolce, leggermente medicinale, dalla quale deriva il carattere mistico della fragranza di loto. Questo componente aromatico, contenuto anche negli oli essenziali di lillà, giacinto, ciliegia e menta piperita, si trova in piccole quantità nel loto asiatico. L’aspetto interessante è che le diverse specie di loto e i diversi gradi di ibridazione possono essere determinati misurando la percentuale di questo componente aromatico.