Qual è la differenza tra “chypre” e “cipriato”?

È un dubbio molto frequente che assale gli appassionati di profumo e talvolta anche qualche professionista ed è dovuto in parte al fatto che la “lingua madre” della profumeria è il francese, spesso assai più ricca e precisa dell’italiano e i termini per così dire “tecnici” non sempre trovano un perfetto riscontro. Inoltre, anche in italiano la parola cipria e il nome dell’isola di Cipro hanno una radice comune.

I profumi che appartengono alla sfaccettatura cipriata sono così denominati perché evocano l’odore della cipria che, in origine, era prodotta con polvere di iris, un fiore dal cui rizoma si estrae una materia prima (il burro di iris) che, insieme a molecole di sintesi come l’eliotropina e a note muschiate, è in grado di conferire alle composizioni accenti rotondi e calorosi molto in voga negli anni ’90.

Il termine chypre, invece, nacque nel 1917 quando François Coty lanciò il profumo Chypre. In questa fragranza, egli cercò di mettere tutti gli aromi che costituivano il fascino dell’isola di Cipro, in quegli anni meta di vacanze dorate per tutto il jet-set: se fosse stato un pittore avrebbe dipinto un meraviglioso paesaggio. Da quel momento in poi questa composizione, che si basava su ingredienti come bergamotto, rosa, gelsomino, muschio di quercia, cisto laudano e patchouli, è diventato un accordo molto utilizzato dai profumieri che lo rivestono secondo la loro immaginazione per ottenere profumi di grande eleganza. L’accordo chypre dà il nome a una sfaccettatura talmente interessante da diventare una famiglia olfattiva, prevalentemente femminile, ma declinata talvolta anche al maschile.